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Longobardi? No, grazie

A Palazzo Bricherasio, Torino, fino a gennaio c’è una mostra dal titolo Longobardi.

Se avete un fine settimana libero, e magari trovate bel tempo come abbiamo trovato noi pochi giorni fa, andate a Torino. La città è sempre più bella ed è veramente un piacere girare per le vie del centro. Alla mostra, invece, non andateci. E vi spiego perché.

Se siete vagamente nel settore storico-archeologico, non troverete niente di nuovo. E dico proprio niente, davvero. Sono esposti oggetti già visti e rivisti, frutto di scavi vecchi anche più di trent’anni. La temperie culturale è del tipo arrivano i guerrieri barbari quindi cade l’impero, già vista diversi secoli fa. L’allestimento fa schifo, ma ormai ci siamo abituati, visto che chi lo progetta probabilmente non ha mai visto la mostra (per fare un esempio di alto stile espositivo: doppie vetrine con luce alogena battente). È piccola, e sui poveri Longobardi ci sono due sale appena.

Se non sapete niente di storia e archeologia tardoantica e altomedievale, non capirete assolutamente niente, vuoi perché metà delle didascalie, fatte con lettere adesive, si sono già staccate dopo 3 mesi, vuoi perché l’altra metà è scritta in latino con righe larghe 3 metri, e i caratteri di altezza variabile… mai sentito parlare di tipografia?

Eppure, un comitato scientifico con tutti i pezzi migliori dell’accademia italiana, pubblicità a destra e a manca, patrocini, e via dicendo. Per favore, risparmiateci altre iniziative del genere, per il bene della cultura e di chi, purtroppo, si ostina a voler campare facendola.

Pubblicato da

Stefano Costa

Archaeologist, I study the Late Antique and Early Medieval/Byzantine period on the northern side of the Mediterranean, focusing on pottery usage patterns. I'm also involved in open source and open knowledge communities, like OSGeo, the IOSA project and the Open Knowledge Foundation.

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