In volo

Il cambiamento avviene ai margini, in periferia, ai confini. Non avere una identità definita, prescritta, è una condizione privilegiata. Non mi dispiace essere sempre a metà strada, sempre in discussione, mai precisamente pertinente.

Sono anarchico. Vedo e sento i miei coetanei parlare sempre al passato, con il rimpianto di non avere qualcosa di scontato ad aspettarli: un lavoro, una famiglia. Non sento mai parlare di “quello che faremo”, “voglio fare così”, perché c’è sempre qualcun altro che ti dice cosa fare, come fare. Questo è il precariato. Parlare di politica è sempre lamentarsi, e mai proporre, pianificare, cambiare le cose. Come se la realtà fosse impossibile da manipolare e l’unica possibilità sia quella di allinearsi a qualche idea già fatta e pronta. Un partito, una petizione, e mai un sogno, un progetto.

Non do niente per scontato. Non penso che sia ovvio e necessario che gli altri supportino quello che faccio, che sia degno di ricevere attenzione, denaro. Se mi chiedete cosa faccio, o perché lo faccio, non ho la risposta pronta, preconfezionata. Cerco sempre di capire a cosa serve.

Penso che l’archeologia abbia molto a che fare con il teatro, con l’identità. Plasmiamo identità per chi non ha tempo di farsene una da sola. L’importante è capire quando si è sul palcoscenico. L’importante è non cadere dal palco.

Pubblicato da

Stefano Costa

Archaeologist, I study the Late Antique and Early Medieval/Byzantine period on the northern side of the Mediterranean, focusing on pottery usage patterns. I'm also involved in open source and open knowledge communities, like OSGeo, the IOSA project and the Open Knowledge Foundation.

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