CulturaItalia passa al pubblico dominio, salvo controindicazioni

Riprendendo uno scambio di e-mail avvenuto ieri, ricopio alcuni commenti che ho fatto sulla bozza della nuova licenza per i fornitori dei contenuti di CulturaItalia. In breve, CulturaItalia raccoglie metadati su tutto il patrimonio culturale italiano da una molteplicità di fornitori (tra cui le Regioni), e li ri-pubblica come un unico enorme database. CulturaItalia è la componente italiana di Europeana, la biblioteca digitale europea.

Sono almeno due anni che segnalo allo staff di CulturaItalia che la licenza Creative Commons BY-NC-SA è inappropriata. Per questo, il cambiamento da BY-NC-SA a CC0 (la migliore approssimazione del pubblico dominio possibile in Italia) mi sembra una notizia veramente importante. La bozza della nuova licenza riguarda il rapporto tra fornitori di metadati e CulturaItalia, e non il rapporto tra CulturaItalia e gli utenti del servizio.

Purtroppo, ci sono alcuni aspetti che lasciano ancora a desiderare.

Premessa

[…]
“Per ciò che riguarda le Anteprime, il Fornitore sarà tenuto a specificare i termini e le condizioni secondo cui il MIBAC è autorizzato a permetterne l’uso ai visitatori di CulturaItalia.”

Quindi le anteprime non sono automaticamente CC0, di fatto uno spreco di energie dal momento che sono un contenuto di grande valore per il pubblico, ma certamente molto meno per i fornitori. In più, questo comporta una molteplicità di licenze per i contenuti di CulturaItalia, rendendo l’uso più complicato (ormai ho deciso che “riuso” va abolito, e ogni uso è riuso).

Art. 3.3
“La concessione della Licenza al MIBAC si riferisce inoltre a Metadati di pubblico dominio, e cioè dati che non siano oggetto di diritti esclusivi del Fornitore di contenuti ma che si trovino nella materiale disponibilità o controllo, esclusivo o non esclusivo, di quest’ultimo.”

Questo passaggio è problematico perché non è chiaro quale percentuale di metadati siano in questa situazione, anche se come ha notato Raimondo Iemma si tratta semplicemente di una constatazione della non applicabilità dei termini della licenza a questo sottoinsieme.

Art. 5
“La raccolta e il riordino dei contenuti – Anteprime e Metadati – da parte del MIBAC, l’organizzazione e il loro sviluppo in strutture informative idonee alla consultazione e all’archiviazione nonché alla relazione con contenuti di terze parti possono far sorgere diritti esclusivi sulle banche dati complessivamente risultanti da tale attività, a norma, rispettivamente, dell’articolo 1, secondo comma, e dell’ articolo 102-bis della legge italiana sul diritto d’autore n. 633 del 1941. I diritti su tali banche dati spettano al MIBAC”

Sebbene sia importante richiamare il diritto sui generis sulle banche dati, non è chiaro se il fatto che i diritti spettino al MIBAC li renda soggetti a CC0 o meno. Considerato che questa bozza di licenza si applica ai metadati forniti al MIBAC e non dal MIBAC, sembra trattarsi di un avvertimento rivolto ai fornitori, che non potranno vantare diritti esclusivi sulla costituzione e il mantenimento della banca metadati (o meta-banca dati, se volete).

Infine, viene segnalata una API per l’accesso ai metadati, e risorse stabili da utilizzare come Linked Open Data. Mi auguro che venga consentito il download bulk.

Aggiornamento del 18 maggio 2012

Raimondo Iemma e Saverio Giulio Malatesta dal ForumPA riportano i seguenti aggiornamenti (link alle e-mail di Raimondo e Saverio):

CulturaItalia sta aggiornando, mediante nuovo accordo con i fornitori, i termini d’uso dei metadati contenuti (e di quelli che verranno inseriti) nel proprio catalogo. Alcuni tra questi andranno in CC0, ove non possibile rimarranno in CC BY-NC 2.5.

Il diritto sulla banca dati rimane in capo a MIBAC, che non vi rinuncia.

In teoria i metadati dovrebbero anche essere esposti entro qualche formalismo semantico.

Tutto ciò viene fatto per conformarsi agli standard Europeana. Il processo dovrebbe essere completato entro la fine dell’anno.

a cui si aggiunge la precisazione:

i dati digitali reali (sembra un ossimoro) rimangono proprietà degli enti di appartenenza, che possono comunque disporne come vogliono. Nel suo intervento [Rosa] Caffo [del MIBAC] ha […] riferito che non tutte le sorgenti sono favorevoli al CC0 imposto da Europeana, e che stanno discutendo su come ovviare all’inconveniente anche per i dati e metadati forniti loro in esclusiva da Google, con il quale hanno firmato un’intesa di non sfruttamento commerciale per 15 anni, cozzando dunque contro la CC0.

Pubblicato da

Stefano Costa

Archaeologist, I study the Late Antique and Early Medieval/Byzantine period on the northern side of the Mediterranean, focusing on pottery usage patterns. I'm also involved in open source and open knowledge communities, like OSGeo, the IOSA project and the Open Knowledge Foundation.

Rispondi