I libri che ho letto nel 2015

Come ogni anno faccio un elenco dei libri che ho letto, senza classifiche perché sono un esercizio abbastanza penoso e, per il 2015, anche perché ho avuto la fortuna di leggere quasi esclusivamente cose bellissime. Ve li presento quindi in ordine di lettura, aiutandomi con le stupidissime frasi che ho scritto su Twitter mentre li leggevo. Non c’è un errore: è il primo gennaio 2017 e questa lista arriva in ritardo di 366 giorni.

William Gibson: the Sprawl trilogy (Neuromancer, Count Zero, Mona Lisa Overdrive) + Burning Chrome

Proprio come lo scorso anno, è l’unica lettura in inglese, a cui sono arrivato per vie molto traverse che partono da un fumetto online e passano per un album indie. Ma non è una lettura qualunque. È un punto di non ritorno. Ho già scritto qualche riga sulle connessioni intessute da questa trilogia, che ho letto in mattinate non molto calde, decisamente buie, su un lettore di ebook e che mi ha fatto capire anzitutto l’epica del cyberpunk che è costruita interamente sul linguaggio. Le distopie tecnologiche dello Sprawl sono attuali perché si nutrono di dissociazioni contemporanee, immutate nei trent’anni passati dalla pubblicazione di questi libri, anzi, accresciute in un modo (im)prevedibilmente (in)concepibile.

Wu Ming, Cantalamappa

Come mi sono sentito di scrivere mentre lo leggevo:

Uno pensa di essere adulto, poi per fortuna i Wu Ming scrivono Cantalamappa e tutto prende una piega migliore

e continuo a pensarlo. Ci sono in questo libro storie che mi hanno fatto tornare bambino, anche quando parlano di cose “da adulti”. C’è un filo conduttore, la mappa, la scoperta del mondo che sia lontano o vicino, che è sempre stato uno dei miei modi di pensare. Un modo per una volta leggero di leggere Wu Ming. Regalato anche a lettori più giovani!

Yamunin, Diario di zona

Banalmente, potrei aver apprezzato Diario di zona perché racconta la città attraverso gli occhi di uno che è arrivato a Torino ma non ci è né nato né cresciuto, attraversandola in sella a una bicicletta e soffermandosi sulle tante lapidi che ricordano giovani morti lottando contro i nazifascisti. La verità è che a questo libro mi sono affezionato in prima persona, partecipando a letture e presentazioni. Che ho imparato a guardare chi fa le misurazioni dei contatori, e a vedere il lavoro e la persona che le fa. Che ogni città dovrebbe avere un suo diario di zona in cui si descrivano gli abitanti, le case, i marciapiedi senza vezzeggiativi. Che ognuno dovrebbe scrivere il proprio diario di zona e non limitarsi a percorrere le stesse quattro strade tutti i giorni, guardando come bestie gli abitanti degli altri quartieri in cui non avete mai messo piede.

David van Reybrouck, Congo

Un minimo di boria mi sia concessa per Congo, non il più bello ma certamente il più monumentale dei libri che ho letto nel 2015. Ho una copia di Congo. Een geschiedenis autografata da David van Reybrouck (con tanto di dedica e incoraggiamento ad imparare a leggere nederlands) nel 2012. Non ho comprato la traduzione italiana del libro attratto dalla fascetta di Roberto Saviano (come se qualcuno sapesse qualcosa dell’Africa, maledizione) né tantomeno dalla foto patetica sbattuta in copertina, così infedele all’originale da risultare fastidiosa. Congo non è una lettura facile, ma non è un manuale di storia ‒ è il narratore che ha magistralmente scelto per noi un pugno di persone che tengono insieme centoventi anni di politica, sette religiose, rivendicazioni, colonialismi pessimi e decolonizzazioni peggiori, musica, commercio, pugilato. La perla di Congo è scoprire pagina dopo pagina quanto sia importante il narratore di queste storie.

G.B. Canepa, La repubblica di Torriglia

Il giorno del mio compleanno siamo saliti sul Ramaceto e guardando forte là in fondo verso Cichero abbiamo letto ad alta voce la storia di Severino, lì in mezzo alle montagne dove ha combattuto la guerra partigiana contro i nazifascisti. Le montagne hanno la memoria lunga.

L’età della febbre

L’età della febbre è un’antologia edita da minimum fax, un sequel de La qualità dell’aria (che non ho letto) dove una manciata di autori italiani raccontano, a modo loro, il Paese e quello che ci succede. Nelle mie non-recensioni su Twitter, ho avuto l’ardore di definirlo

un Decameron poliedrico sulla famiglia italiana

perché è la sensazione ripetuta che ho incontrato leggendo ogni racconto, che ogni storia si arrotolasse intorno ad una famiglia, giovane o vecchia, con o senza figli, affiatata o scomposta.

Tommaso Pincio, Panorama

Panorama, o panòrama come mi è sembrato più naturale pronunciare il titolo di questo libro, era necessario. Perché sventra, magari in modo familiare a chi è più avvezzo al mondo letterario, un po’ della sua mitologia fondante, usando i social network come elemento di trama mescolata tra realtà e finzione. Poi per chi vive o conosce Roma più di me si trovano certamente altre chiavi di lettura.

Mi piacerebbe, per provocazione, leggere questo libro scritto a generi invertiti.

Alberto Prunetti, Amianto

Un libro in cui la voce narrante si fa beffe di ignari archeologi senesi rivendendo cazzuole maremmane come pregiate trowel britanniche sarebbe già di per sé meraviglioso. Ma non è per le burle che Amianto lascia il segno. È la serie di pugni nello stomaco, che si ripete impietosa alla Olivetti, alla IPLOM e in tante altre industrie “di eccellenza” dell’Italia che produce, lavora e crepa di mesotelioma. Negli stessi giorni in cui leggevo questo libro ho assistito alla clownesca performance di un fittizio padre fondatore del digitale italiano (uno dei tanti che si possono rintracciare) che proprio della Olivetti si fregiava, e il contrasto mentale che ne ho avuto era stridente quanto tonnellate di pece su corpi nudi. Avere tra le mani questa controstoria, umana e tragica, è un dovere. In più, Prunetti eccelle nel legare le lotte (semplicisticamente definibili) dei decenni scorsi con quelle (solo apparentemente) così diverse dei precari odierni, proletari intellettuali come è lui stesso.

José Saramago, Viaggio in Portogallo

Non ho terminato la lettura di questo libro perché quando ero a metà sono partito per il Portogallo, e durante il viaggio ho passato più tempo a vagare per Lisbona che a leggere. Ha un tempo magico, lentissimo e, se non ci si fa annoiare, ipnotico. È, semplicemente, una ininterrotta sequenza di epifanie lungo le strade di tutto il paese. Saramago ha voluto che tutti si innamorassero come lui degli angoli più nascosti del Portogallo, nelle campagne sperdute o in mezzo alle città. Non è una guida turistica né vuole assomigliarci!

Kurt Vonnegut, Quando siete felici, fateci caso

Questo volumetto contiene vari discorsi di Vonnegut rivolti a studenti, di per sé abbastanza ripetitivi anche se impeccabili (e comunque sempre, sempre, sempre meglio di Steve Jobs) ed è una buona summa del Vonnegut-pensiero socio-letterario. Inoltre, è composto tipograficamente in modo delizioso.

Luca Mastrantonio, Pazzesco

Sottotitolo: Dizionario ragionato dell’italiano esagerato. Molto leggibile, alcune cose note e altre no. A volte sconfina un poco in un approccio da “spiegato bene” ed è più attento al registro politicoso che a quello verace della lingua italiana.

James Ellroy, Perfidia

Dopo aver letto con malsana avidità American Tabloid non potevo non lanciarmi a capofitto su Perfidia. Dalla metà di novembre è rimasto fermo e chiuso in attesa di avere un po’ di tempo per respirare, mentre mi dedicavo in modo più deciso alla scrittura. Perfidia è il primo libro che ho letto nel 2016.

William Gibson, archaeologist

Earlier this year, in cold January morning commutes, I finally read William Gibson’s masterpiece trilogy. If you know me personally, this may sound ironic, because I dig geek culture quite a bit. Still, I’m a slow reader and I never had a chance to read the three books before. Which was good, actually, because I could enjoy them deeply, without the kind of teenage infatuation that is quickly gone ‒ and most importantly because I could read the original books, instead of a translation: I don’t think 15-year old myself could read English prose, not Gibson’s prose at least, that easily.

I couldn’t help several moments of excitement for the frequent glimpses of archaeology along the chapters. This could be a very naive observation, and maybe there are countless critical studies that I don’t know of, dealing with the role of archaeology in the Sprawl trilogy and Gibson’s work in general. Perhaps it’s touching for me because I deal with Late Antiquity, that is the closest thing to a dystopian future that ever happened in the ancient world, at least as we see it with abundance of useless objects and places from the past centuries of grandeur. Living among ruins of once beautiful buildings, living at the edge of society in abandoned places, reusing what was discarded in piles, black markets, spirituality: it’s all so late antique. Of course the plot of the Sprawl trilogy is a contemporary canon, and the characters are post-contemporary projections of a (very correctly) imagined future, but the setting is, to me, evoking of a world narrative that I could embrace easily if I had to write fiction about the periods I study.

Count Zero is filled with archaeology, of course especially the Marly chapters. Towards the end it gets more explicit, but it’s there in almost all chapters and it has something to do with the abundance of adjectives, the care for details in little objects. Mona Lisa overdrive is totally transparent about it, since the first pages of Angie Mitchell on the beach:

The house crouched, like its neighbors, on fragments of ruined foundations, and her walks along the beach sometimes involved attempts at archaeological fantasy. She tried to imagine a past for the place, other houses, other voices.

– William Gibson. Mona Lisa Overdrive, p. 35.

But really, you just have to follow Molly along the maze of the Straylight Villa in Neuromancer to realize it’s a powerful theme of all the Sprawl trilogy.

The Japanese concept of gomi, that pervades Kumiko’s view of Britain and the art of Rubin in the Winter Market, is another powerful tool for material culture studies, at least if we have to find a pop dimension where our studies survive beyond the inevitable end of academia.

L’archeologa. Un topos narrativo piccolo e schifoso

Sembra che a due famosi autori italiani sia piaciuto specificare che la coprotagonista femminile di un loro lavoro è laureata in archeologia. Detta così non c’è niente di male, ma in effetti non mi piace.

Che la pop fiction italiana sia in stato comatoso non sono io a dirlo, ma lo ripeto volentieri, come preambolo.

La piaga in cui oggi vorrei mettere il dito è la “laureata in archeologia”, ed è un topos narrativo piccolo piccolo, un topolino, ma anche schifoso. Dico che è piccolo perché l’ho trovato solo due volte. E magari sono il 100%, non so.

Ma Lucarelli e Carofiglio sono due autori importanti, no? Mi dico che vale la pena di buttare giù questi pensieri.

Ecco qui la prima apparizione: la seconda puntata della seconda serie dell’ispettore Coliandro (2×02), “Sesso e segreti”. La bella Claudia è la gnocca dell’episodio: è laureata in archeologia, ma preferisce giustamente guadagnare 5000 € a serata come escort piuttosto che fare la fame da archeologa. Chiaramente, lui si invaghisce di lei, lei di lui e vanno a letto.

La seconda apparizione, più recente, è nell’ultimo di Carofiglio, “La regola dell’equilibrio”, una performance piuttosto imbolsita, fitta di autocompiacimento (soprattutto letterario-musicale) e cliché, sceneggiatura televisiva anzi che no. E la coprotagonista, l’inverosimile e poliedrica Annapaola Doria, è laureata in Archeologia (con la A maiuscola). Tra l’altro proprio nella pagina successiva gliela dà.

imageOvviamente diciamo subito che non mi è piaciuto trovare questo accostamento, che è per di più un inutile orpello, visto che entrambi i personaggi potrebbero filare tranquillamente senza avere una laurea, o comunque senza averla in archeologia. Non ho niente contro le sex workers belle e spregiudicate, né con le investigatrici private dalla vita amorosa avventurosa. Anzi, proprio perché usare queste due categorie come stereotipo è già penoso, mi sembra ancora più scemo aggiungerci sopra la laurea in archeologia come peperoncino. Certo, la narrativa pop è fatta tessendo stereotipi, quindi da qualche parte dovranno pur pescare…

La laurea in archeologia è sensuale? Esotica? La laurea in archeologia qualifica una persona come … sognatrice? investigatrice? attraente? procace? arrapata? Provo a domandarmelo, a concentrarmi non tanto sulle archeologhe vere, perché che siano un’altra cosa è fuori discussione, ma sulla percezione che il pubblico ha di chi segue questa strada, anzitutto dando per scontato che non ci sia modo di farlo davvero, l’archeologa (o, casomai, che un’archeologa non sia compatibile con una trama pop, anche di genere). Oppure sbaglio tutto, dovrei provare compiacimento? Magari ci sono altre categorie più tartassate e nemmeno lo so, non ci ho mai fatto caso.

Libri che ho letto nel 2014

Nel 2014 ho letto veramente poco. Un elenco abbastanza stringato:

  • La prosivendola, Daniel Pennac
  • Alta fedeltà, Nick Hornby
  • Il gioco grande del potere, Sandra Bonsanti
  • Per questo ho vissuto, Sami Modiano
  • È il tuo giorno, Billy Lynn, Ben Fountain
  • Baudolino, Umberto Eco
  • L’armata dei sonnambuli, Wu Ming

Archaeology stuff:

  • In small things forgotten, Jim Deetz
  • Punk Archaeology, Bill Caraher, Kostis Kourelis, Andrew Reinhard

Letture post-pedeutiche al viaggio in Patagonia, è stato anche meglio che leggerli prima:

  • In Patagonia, Bruce Chatwin
  • Patagonia, Chris Moss

Saggi, uno solo ma fondamentale:

  • Capital in the 21st century, Thomas Piketty

Se non vi scoccia ascoltare un consiglio, leggete Capital 21C, o almeno dedicate 20 minuti alla supersintesi video. Oppure al riassunto scritto di Cory Doctorow.

Introducing the Nobel Prize in Literature Index

I have been thinking about my own ignorance in culture recently, questioning my self-perception as an intellectual.

A good example of this is how many Nobel laureates in Literature I have never bothered to read at all. In some cases books were only assignments in highschool, but I think that counts as education after all.

You can share my feeling of inadequate ignorance, too. Open the list of Nobel laureates in literature. Count how many authors you have read, only complete works or substantial parts are valid. The resulting number is your NoPLi index.

Mine is a shameful 8.

Libri 2013

Anche quest’anno una recensione sommaria dei libri che ho letto. Sempre troppo pochi. Libri vecchi e libri nuovi. Impressioni incoerenti. Questa non è una classifica.

Wu Ming 1, Roberto Santachiara. Point Lenana

Il mio libro del 2013. Perché?

Primo, perché è un libro che racconta una storia che mi appartiene un po’, avendola ereditata, di gente che va in cima alle montagne. Capire chi e cosa è quel Club Alpino Italiano di cui ho una tessera socio con una mia foto da bambino sopra. Quel Felice Benuzzi ha qualcosa di familiare sotto tanti angoli, non ultimo una vita trascorsa nella diplomazia internazionale.

Secondo, perché grazie a questo libro dopo tanti, troppi anni ho ripreso a camminare in montagna (1 vetta, altre 3 escursioni, 1 notte in rifugio). Ed eravamo in due a camminare!

Point Lenana è il mio libro del 2013 perché ha messo in moto un meccanismo che non si è ancora fermato.

Felice Benuzzi. Fuga sul Kenya

Lettura obbligata, eppure così diversa da Point Lenana. Solo apparentemente il racconto semplice di una vicenda straordinaria, perché in effetti la scrittura ha molto a che vedere con quella scalata.

E come ho avuto modo di commentare su Giap, la presa di consapevolezza che Felice ebbe al suo rientro nel campo di Nanyuki, il riconoscimento della “azione concentrata” come debolezza non è solo uno dei tanti momenti di antifascismo interiore (di cui si parla in Point Lenana) ma è secondo me anche uno specchio della lunga autocritica che Wu Ming ha fatto dopo Q e dopo il G8 di Genova.

Giovanni Balletto. Kilimanjaro. Montagna dello splendore

Lettura non scontata, questa. Come abbiamo scoperto dai libri precedenti, un medico alpinista genovese nell’Africa Orientale Italiana viene fatto prigioniero nel 1941, scala una montagna, torna libero e continua (cocciutamente?) a voler stare in Africa a fare il medico, vicino alla «Montagna delle Carovane». Balletto è diretto, semplice come salire in cima a un monte o morire di peste.

Questo libro era in casa dal 1974. In casa di un medico alpinista genovese.

Wu Ming 2, Antar Mohamed. Timira

Il romanzo meticcio, cugino di primo grado di Point Lenana, è stato un lunghissimo sospiro di sollievo mentre ascoltavo Isabella, il primo personaggio femminile in un romanzo di Wu Ming che mi ha trasmesso qualcosa di umano. Non è che nelle opere precedenti i personaggi femminili non ci fossero, ma ho sempre avuto l’impressione che fossero in secondo piano, vagamente stereotipate. Serviva l’incontro con un personaggio in carne ed ossa per cambiare, per essere travolti dalla femminilità?

Isabella è stata davvero un personaggio inimmaginabile ‒ il suo racconto è un antidoto molto potente contro quel “piccolo colonialista [che] occupa in pianta stabile i crani occidentali”.

SIC. In territorio nemico

La storia di In territorio nemico è potente e ripugnante, fa torcere le viscere. È scritta in un modo molto strano (la Scrittura Industriale Collettiva, SIC) da 115 persone. Il risultato è molto cinematografico e può sembrare poco “letteratura” perché è molto asciutto, diretto, ma io credo che abbia una carica epica invidiabile.

Paolo Cognetti. Sofia si veste sempre di nero

Ok, ammetto di aver comprato questo libro “solo” perché attirato dalla incessante macchina dell’entusiasmo dei lettori Minimum Fax (che ci prendono praticamente sempre). Sono dei racconti che si non si agganciano uno dietro l’altro ma complessivamente tengono eccome. Tutto intorno a Sofia, uscita direttamente da un fumetto, complicata, capricciosa. Cosa aspettano a comprare i diritti TV?

Lo sfondo è interessante ‒ piccola borghesia, gioventù ribelle e alternativa, gli anni ’70 che bussano sempre alla porta ‒ ma non mi ha convinto del tutto (a parte il gasometro).

Jeffrey Eugenides. La trama del matrimonio

L’ultimo libro di Jeffrey Eugenides ovviamente è fatto di molti livelli diversi. Un po’ di appunti sparsi …

A volte uno ha l’impressione che Eugenides in realtà sia una donna. Perché non mi viene in mente nessuno che abbia scritto al femminile così tanto e così bene. Ma sono stereotipi, cazzate.

Grecia, a sprazzi. Ma intensamente presente come d’obbligo.

Providence, cazzo. Quella Providence, quella di Lovecraft. Un effetto stranissimo vederla trasformata in una città universitaria. Sede di eventi di per sé banali, insignificanti. Eppure la storia letteraria ha il suo peso e nei momenti giusti si vede.

Sesso. Eugenides continua a saperlo usare come un elemento vitale, con un realismo difficile da trovare (per eccessi nell’uno o nell’altro senso).

Tempo. Il titolo del libro include la parola plot e con il plot Eugenides fa degli strani giochi, saltando avanti e indietro nel tempo, mescolando il ricordo con l’anticipazione.

Murakami Haruki. L’arte di correre

Questo libro è un regalo, che ho ricevuto perché nel 2013 mi sono messo a correre. Gli appunti su questo libro me li ero persi e arriveranno.

J. R. R. Tolkien. Il cacciatore di draghi

Nella bellissima edizione Einaudi con copertina rigida del 1975, un regalo inaspettato. Illustrazioni meravigliose. Una storia divertentissima e una satira tagliente. Che bello se potesse essere un racconto per bambini.

Machine of Death

Raccolta collettiva di racconti + fumetti, legati da un unico, assurdo tema: l’esistenza di una macchina che è in grado di predire la causa della vostra morte da un campione del vostro sangue. La macchina ha un pessimo senso dell’umorismo. Nonostante prevalga l’humour nero, non è una lettura leggera e ci sono alcune storie che vorrete rileggere.

L’unico libro in inglese che ho letto. What a slack.

James Ellroy. American Tabloid

Questo l’ho voluto leggere perché quei mangiapreti dei Wu Ming hanno sempre detto che era stato l’ispirazione per Q. E accidenti se è stato di ispirazione. Leggetelo e lascerete Veltroni da solo a pensare che JFK sia stato un mito.

Mauro Vanetti (curatore). Tifiamo Asteroide

Una folle raccolta di 100 racconti in cui alla fine c’è un buco per terra al posto del Presidente del Consiglio Enrico Letta, con la musica in sottofondo. Il modo in cui si arriva a questo finale è lasciato agli autori dei racconti. Sì, ci sono anche io. E leggetevelo, che si scarica.

 ⁂

Per il reparto saggistica, una cosa interessante e una cosa noiosa.

Alessandro “jumpinshark” Gazoia. Il web e l’arte della manutenzione della notizia

Ebook di lettura semplice, molto chiaro nell’esposizione anche se forse un po’ troppo schematico e ripetitivo.  Lettura fortemente consigliata per chi ha a cuore l’informazione, e costa meno di un cornettoecappuccino.

Tomaso Montanari. Le pietre e il popolo

Non si capisce per chi sia scritto questo libro.  Non lo capisco io, diciamo. Se è scritto per il popolo, allora è sicuro che il popolo non lo leggerà. Se è scritto per gli specialisti, allora è inutile visto che ripete cose abbastanza note. Il messaggio è lo stesso che va ripetendo da anni Salvatore Settis, con scarsi risultati. Forse i professori universitari non sono le persone più indicate per cambiare le cose?

Duemiladodici in libri: un anno di letture

Avendo fallito miseramente nel tentativo di recensire uno ad uno i libri che ho letto nel corso del 2012 appena finito, tento almeno un elenco.

A metà del 2012 ho ricevuto in regalo un lettore di e-book e questo in parte ha cambiato il modo in cui leggo. Ho letto la maggior parte dei libri in questo modo. Nel complesso il miglioramento è notevole, anche se fatico ancora un po’ a rinunciare ad un bel libro da toccare e maltrattare.

  • Carmine Abate, La collina del vento
    Ho ricevuto un consiglio che non potevo rifiutare. Il premio Campiello non si vince per niente. Banalizzando tutto, cent’anni di solitudine di una famiglia Malavoglia calabrese, con una trama archeologica. Ma che bisogno c’è di banalizzare, leggetevelo (caveat emptor)
  • Kurt Vonnegut, Dio la benedica, dottor Kevorkian
    Scoppiettante.
  • Antonella Beccaria, Anonymous
    Non svela nessun segreto, tranquilli. Ma fornisce un approfondimento che altrimenti vi dovreste ricostruire a gran fatica in rete.
  • Sergio Dent, Piove anche a Roma
    Un po’ troppo didascalico nelle parti politiche. Anzi, decisamente troppo. Più interessante l’immagine del quartiere/città e il protagonista. Se lo leggete, e vi domandate qualcosa sulle parti in cui si parla di sesso e cinema hard, leggetevi “8 possibili saggi sul porno” (punto 4). Ah, come si capisce dalla copertina non è ambientato a Roma.
  • Vitaliano Ravagli e Wu Ming, Asce di guerra
    Sotto molti aspetti il mito fondativo di buona parte dell’epica di Wu Ming degli anni 2000. Una serie di pugni nello stomaco.
  • Wu Ming, Anatra all’arancia meccanica
    È interamente favoloso. Più di tutto mi sono affezionato ad American Parmigiano, perché racconta la mia storia e quella di tanti amici, e ad Arzèstula, perché io in quell’autogrill del futuro ho passato molto tempo, nel passato di Vignale.
  • Collettivo Gran Bollito, Futuro Anteriore. Archeologia del dopo catastrofe
    La particolarità di questo libro è nel fatto che ho contribuito in minima parte come autore. No, seriamente, è un oggetto narrativo non identificato di facile lettura e inaspettata chiarezza.
  • +Kaos. 10 anni di hacking e mediattivismo
    Composto sotto forma di racconto più che di resoconto, fatto di interviste, un bello spaccato di come si è evoluta la Rete in Italia tra chiari e scuri.
  • Wu Ming 4, Stella del mattino
    Probabilmente il piacere che si prova a leggere questo libro è direttamente proporzionale a quanto si conoscono i personaggi. Il punto è che potete farne la conoscenza direttamente leggendo il libro.
  • Wu Ming 1, New Thing
    Ricordo di avere pensato «Oh no… mi renderò finalmente conto che le quattro panzane jazzistiche che ho scritto anni fa tra le righe di un libro che hanno letto solo 6 persone erano totalmente assurde!». Ma non era vero. Quanta rabbia c’è.
  • Wu Ming, Previsioni del tempo
  • Wu Ming 2, Guerra agli umani
  • Wu Ming 2, Il sentiero degli dei
    Questi tre stanno insieme … perché condividono molte cose, alcune delle quali hanno a che fare con l’ambientazione. Cosa vuol dire avere a cuore un luogo?
  • Antonio Gramsci, Lettere dal carcere (ancora in corso)
    Una lettura non leggera, a tratti noiosa, che vorrebbe essere un preludio a letture ancora meno leggere, sempre di Gramsci.
  • Lawrence Lessig, Code 2.0 (ancora in corso)
    Posso già dire che questo libro è stato scritto prima che Facebook esistesse, eppure ne spiega tutto.

Se vi sembra un elenco monotematico, è possibile che lo sia. Se uno non può fissarsi su qualcosa, che gusto c’è a leggere?