Developing a vocal language. Standing three miles apart.

Tonight I was walking along a country road near my house, almost in the
dark. Despite the highway that runs at less than 500 meters from there,
there was an unusual moment of silence (probably everyone else in Italy
was staring at the TV), and I suddenly realized that with that silence
it would be possible for me to hear someone crying out loud from the
Torre del Mangia — literally three miles away from there. Or viceversa,
if you like.

It’s not that different from how the muezzin is spreading his voice
and prayers. In a pre-industrial society, there is generally speaking
much more silence than now. As a consequence, you can hear voices and
sounds from far distances.

Now translate this concept in … 40,000 BP and imagine how you would
use your voice to communicate with someone else. The usual theory about
the development of human language deals with social practices like
sitting around the fire, etc. that happen while being in the same place.
That is fine, but to me it doesn’t explain everything: the same people
had to communicate also during the day, and if they were developing a
language that would fit their needs, we may suppose they used it during
hunting and catching as well. My idea is that in this way the language
that comes out is restricted by the use they made of it: if it was for
communicating from three miles away, it had to be made of distinct and
recognizable sounds. Thus, in a sense, a simpler language than what can
be used when sitting around the fire.

Following this line of reasoning, only with new habits and the
abandonment of nomadic life a more complex language would have been
developed. And, of course, this might as well imply that shepherds would
have continued to use such a language, or at least such

I’m perfectly aware that what I have written hasn’t a single link to
reality (and I don’t know anything about language), but it was certainly
more interesting than watching soccer and I had a nice walk in the dark.

A bike ride in val d’Arbia

Today I went for my ritual Sunday bike ride in the countryside.

I headed southwards along the Cassia road, just until Colle Malamerenda.
Then straight on unpaved roads (even non-existing tracks in the fields), through Borgo Vecchio, Salteano and Taverne d’Arbia.

From Taverne I followed the river downstream, crossed it at a beautiful ford that took me again on the paved road nearby Renaccio. Strada di Certosa is very steep at the beginning, but then it becomes more gentle.

I even took some pictures with my mobile phone. My GPS instead worked so bad that the GPX tracks are unrecognizable, maybe I put it in a bad place to receive its signal.

Water basins are traces of extracting clay

Here around Siena there are lots of small water basins, measuring 10
meters in diameter on average. They tend to be near country houses, not
far from secondary roads.

They are used for water storage, but it’s not their original end.
Instead, they are what was left by small activities for the extraction
of clay – Siena is renowned for its “crete”.

The country house where I live is in a place once called “la Fornace”,
so it’s very likely that the basins around it were the last places where
clay was extracted before the kiln ceased to work.

La città più vivibile d'Italia

Qualche giorno fa una indagine del Sole 24 Ore ha decretato che Siena è la città più vivibile d’Italia, la migliore per qualità della vita. Può darsi.

Può anche darsi che le indagini del Sole 24 Ore si comprino a suon di euri, comunque.

Può anche darsi che nella città più vivibile d’Italia l’unico sportello Postamat disponibile nel centro della città sia aperto dalle 8 alle 19. E dopo, no. Dopo, potete trovare tutti gli sportelli bancomat di qualsiasi banca che volete, aperti per voi. Se avete un conto in banca, ovviamente. Magari in quella giusta. Se siete immigrati, studenti, o semplicemente non avete un conto in banca perché non ve lo potete permettere o magari non vi piace dare i vostri soldi a dei ladri. Nella città più vivibile d’Italia.

Andate in culo.

evidentemente, no

Non fa per me evidentemente tenere un blog, come non fa per me “straggiare” il tempo su MySpace e altre simili amenità telematiche. Tant’è, con questo blog ci provo, dai.Anzitutto, se fossi furbo starei studiando, ché domani ho il primo esame in questa uniSI. Ma si sa, l’astuzia non è il mio forte.

Passo invece parecchio tempo a leggere, spizzicare, libri in inglese (alla lunga l’inglese scritto lo capisco abbastanza bene).

Oggi la giornata è storta: ierisera ho perduto il mio millenario berretto da Capitan Nostromo (Ele?!) e quindi sono molto triste. Ieri comunque ad onor del vero Federico I Marri “il Pontefice” ha strappato il mitico pezzo di carta, meglio noto come Laurea, quindi altri fatti meno degni di nota sono passati in secondo piano, giustamente.

Stare in casa non è il massimo. Non avrò mai il tempo per “tenere la casa in ordine”, e non è una paranoia pinocchiesca, è l’esigenza FISICA di stare in un luogo non-ostile – anche se non esattamente amichevole.

In questi giorni sto studiando tantissime cose e scopro mondi smisurati, che mi domando per quale assurdo motivo non mi siano mai stati svelati nei tre anni di permanenza statica genovese. Forse il mio difetto è che PENSO TROPPO e non riesco mai a smettere. (E mi piace pensare che sia così.)

estenuante

La giornata di oggi, intendo. ll momento terapeutico, dicevamo. Penso che al momento nessuno conosca l’esistenza di questo blog. Prima o poi forse ne invierò apposita comunicazione. Ierisera dopo la pizza sono andato dritto a letto, non prima di aver appuntato un paio di pensieri profondi. Oggi fino alle 16.30 sono rimasto in compagnia del prof. Parenti e dei miei compagni di corso. Dalle 16.30 in poi invece con il prof. Zanini, si è iniziata la registrazione del nuovo sito web per Gortyna Quartiere Bizantino, su piattaforma Mediawiki. Un bell’esperimento, devo dire.

Prima o poi dovrò anche trovare il tempo/volontà di andare dal prof. Fronza per fargli vedere la mia tesi, e parlare di eventuali progetti per la tesi o chi sa cosa altro. Nel frattempo il mio futuro è piuttosto nebuloso, anche se non mi pare affatto privo di determinazione.