Interlude pages for my PhD thesis (with sketch drawings!)

Who said PhD theses have to be boring texts with horrible typography?

Even if my thesis is far from being ready for discussion, I can’t help some diversion from the actual writing. Today I put together this experiment for an interlude page: imagine you’re skimming through dozens of pages and suddenly your eyes catch something different: a short sentence at font size 36, coupled with a rough sketch drawing of a Byzantine cooking pot, or the interior of a cellar where a young girl is walking to bring wine to the table.

Challenging myself to hand-drawingThe drawings are mine ‒ pencil on pieces of recycle paper with minor passages of digital editing and vectorisation. You may like them but they’re not sketchy for an artistic choice, that’s just the best I am able to do with my bare hands. Some practice might help, I am told.

The text is typeset in the Brill font, that is only free for personal use, but I like it and I wanted to experiment. Alegreya, Linux Libertine, Source Serif all look good on that page, too. I think it needs a serif font.

Does this bring more value to the surrounding pages? I’m not sure, to be honest. It could be said that they distract from the actual content, that is supposed to be of academic value, and that this kind of page layout is best left for architecture and design magazines. However, not everyone is going to read your PhD thesis from cover to cover, and a bit of typographic color here and there will not hurt.

 

Targhe delle strade di Genova. Tipografia della lettera A

Da qualche settimana ho iniziato a collezionare lettere A. Le prendo dalle targhe delle strade di Genova e sto cercando di farmi guidare da queste “prime della classe” per prendere confidenza con la storia tipografica delle targhe, soprattutto di quelle più antiche ‒ approssimativamente datate prima del 1945. C’è qualcosa di affascinante nell’idea che queste targhe siano un unico smisurato testo steso per tutta la città, un palinsesto scritto in momenti diversi ma fatto per essere letto oggi.

Da questa serie si notano alcuni elementi interessanti, soprattutto il passaggio dalla A con testa piatta a quella acuta. Le datazioni che ho abbozzato per ora sono poco più che ipotetiche, così come le riproduzioni dei caratteri che ho raccolto (da vero neofita della tipografia). È certamente possibile che ci siano ampie sovrapposizioni di tipi nel tempo, anche se  chiaramente ci sono stati dei momenti di impulso ordinatore e omologatore. Il mio tipo preferito è di gran lunga il secondo nell’immagine sotto, il più diffuso nel centro storico.

La forma della lettera A
La forma della lettera A

Non so se esistano dei lavori dedicati a questo argomento, finora non ne ho trovati. Sto procedendo con metodo stratigrafico (poteva essere altrimenti?) e questo è naturalmente frustrante perché non permette datazioni precise se non avendo a disposizione una discreta quantità di dati, che non ho ancora. Mi sono sembrate molto interessanti quelle strade in cui in punti diversi si trovano targhe con tipi diversi (es. via Corsica e via San Vincenzo, entrambe interessate dalla costruzione di via XX Settembre).

  1. Se un tipo è usato su una targa dedicata a una persona morta
    nell’anno X, il tipo va considerato in uso dopo quella data e non a
    quella data esatta.
  2. Se un tipo è usato su una targa di una strada costruita nell’anno X,
    il tipo va considerato in uso dopo quella data.
  3. Se un tipo non compare su targhe databili dopo l’anno X,
    probabilmente è andato fuori uso intorno all’anno X.
  4. Se un tipo compare su un edificio costruito nell’anno X, non possiamo trarne alcuna informazione, in mancanza di indicazioni più precise.

Tra gli eventi più significativi per l’urbanistica e la toponomastica di Genova sono certamente le due espansioni del 1873 e del 1926 ‒ sulla base di quelle è possibile ad esempio osservare i quartieri di Marassi e Staglieno (annessi nel 1873), Molassana  (annesso nel 1926). Girare per le strade, fotografare, prendere appunti… tutte cose non veloci. Ad un certo punto farò anche due passi a Staglieno, ovviamente.