ArcheoFOSS: un saluto e buon viaggio

Un mese fa, pochi giorni dopo essere rientrato dall’incontro FOSS4G-IT di Padova, ho mandato una email a un gruppetto di 8 persone che, presenti fisicamente o meno a Padova, hanno seguito da vicino le vicende di ArcheoFOSS negli ultimi tempi. Con questa email ho salutato ArcheoFOSS e adesso, sedimentati un po’ i pensieri, pubblico questo articolo con un augurio di buon viaggio.

L’edizione 2019 di ArcheoFOSS è stata ottima, sia dal punto di vista degli interventi sia come partecipazione numerica ai workshop. Ha funzionato abbastanza l’integrazione con gli amici di FOSS4G-IT, nonostante una certa ghettizzazione (aula lontana, niente streaming, niente computer pronto) di cui è rimasta traccia anche nei comunicati stampa conclusivi e nelle discussioni organizzative di coda. Non ho comunque potuto fare a meno di notare negli interventi un certo distacco tra chi presenta in modo occasionale e chi ha seguito negli anni un percorso collettivo di crescita, tra chi ha “usato l’open” e chi costruisce strumenti condivisi, conoscenza trasversale.

Gli incontri però non si chiudono con la fine dell’ultima presentazione in sala. Come abbiamo detto a Padova, con grande sforzo mio, di Saverio Giulio Malatesta e soprattutto di Piergiovanna Grossi sono quasi ultimati gli atti del 2018 che saranno pubblicati in un supplemento di Archeologia e Calcolatori grazie alla disponibilità di Paola Moscati e alla volontà di tanti autori di autotassarsi per contribuire alla pubblicazione del volume.

Ma veniamo al dunque.

Condivido una decisione che ho maturato serenamente negli ultimi 6-12 mesi, cioè quella di fare un passo indietro e “uscire” da ArcheoFOSS per la prima volta dal lontano 2006 a Grosseto (quando non avevamo ancora questo nome, ma uno molto più lungo). Questo non perché io non condivida lo spirito che anima questo gruppo di persone, che anzi credo di continuare a coltivare e diffondere. Né perché io sia “arrivato” a occupare una posizione in soprintendenza dove non ho più bisogno di ArcheoFOSS come biglietto da visita (non che sia mai successo…).

Vorrei metaforicamente uscire dalla porta dopo aver salutato, a differenza di tante altre persone che hanno fatto anche molto (penso a chi ha organizzato il workshop nelle edizioni 2006, 2010, 2011, 2012, 2013) senza poi avvisare in modo chiaro di non essere più a bordo.

Semplicemente, se così posso dire, mi manca il tempo per fare con entusiasmo e passione le cose indispensabili (organizzare il workshop, pubblicare gli atti, ma anche tenere il tutto vivo per 12 mesi l’anno, gestire il sito, il forum) e non ho le energie per farle nemmeno in modo approssimativo. Non è l’unico impegno di questo genere che ho deciso di chiudere (a breve, per gli affezionati, altri aggiornamenti).

ArcheoFOSS mi piace sempre moltissimo, anche se mi sembrano sempre più flebili l’anima quantitativa, quella metodologica, quella di rivendicazione che proprio nel 2006 erano un ingrediente fondamentale. Senza quelle, io penso che non si vada lontano. Penso anche che ArcheoFOSS troverebbe uno spazio più coerente a rapporto con realtà e incontri archeologici invece che recitando la parte “archeo” di un altro contenitore legato al software libero (perché così manca un confronto critico, una valutazione sulla bontà archeologica dei lavori presentati, e soprattutto la possibilità di incidere direttamente sulla pratica del settore). Questo ovviamente vale nella situazione attuale, in cui non ci sono risorse per organizzare un incontro autonomo.

Passando alle questioni pratiche, come avevo anticipato, ho chiuso il forum Discorsi su ArcheoFOSS lasciando in sola lettura i contenuti pubblici. Questo ha suscitato una “lettera aperta” da parte di Emanuel Demetrescu, che dopo averla condivisa con me ha voluto pubblicarla anche su Facebook, non so con quale riscontro.

Inoltre ho deciso che non farò parte del comitato scientifico per prossimi incontri.

Mi piacerebbe moltissimo partecipare in futuro ad ArcheoFOSS presentando quello che credo di continuare a fare (software libero, banche dati, formati aperti). Quando è iniziata questa avventura avevo 23 anni e adesso ne ho quasi 36: non esagero dicendo che ho imparato moltissimo dalle tante persone che ho avuto la fortuna di incontrare in questi anni, e ne sono pubblicamente e dichiaratamente riconoscente. Ci incontreremo ancora.

Nel frattempo, vi auguro buon viaggio.

Reproducible science per archeologi

Il 20 febbraio 2019, a Padova, tengo un workshop su Reproducible science per archeologi dentro il convegno FOSS4G-IT 2019. Avete tempo fino a mercoledì 13 febbraio per iscrivervi.

Cosa facciamo

Questo workshop guida i partecipanti nella creazione di una analisi di dati archeologici, secondo i canoni della reproducible science sempre più diffusi a livello internazionale e trasversale.

Utilizzando software di elaborazione ben noti come il linguaggio R e l’ambiente di programmazione RStudio, partiremo da alcuni dataset e affronteremo i vari passaggi analitici che vengono trasposti sotto forma di codice: è una procedura pensata per rendere esplicito il processo di ricerca con i suoi meccanismi di tentativi ed errori, secondo il principio della ripetibilità sperimentale.

I partecipanti potranno intervenire attivamente con me nella definizione del percorso e del prodotto finale del workshop, esplorando le pratiche più attuali della open science archeologica diffuse a livello internazionale.

Ci colleghiamo ad altri workshop svolti negli anni scorsi negli USA da Ben Marwick e Matt Harris.

Come iscriversi

Vi potete registrare fino al 13 febbraio 2019 su questa pagina http://foss4g-it2019.gfoss.it/registrazione

Per l’iscrizione è richiesto un pagamento di 10 € che vanno a coprire i costi organizzativi dell’evento – non serve a pagare il sottoscritto.

Letture e riferimenti

Per partecipare servirà avere installato R, RStudio e se possibile anche Git:

Di seguito qualche link a letture utili per prepararsi al workshop:

ArcheoFOSS 2010: back from Foggia

ArcheoFOSS 2010, the 5th Italian workshop on “Free software, open source e open format nei processi di ricerca archeologica” took place in Foggia, on the 6 and 7 May. First of all, it was very good. I’m satisfied with this meeting. Why? Here are some thoughts I sketched while traveling back to Siena.

Lots of talks were about the results and methods of research done by MA and PhD students (myself included) – and this means one of the most important pieces of research, perhaps the most important at all, and the most underrated at the same time. Our community shows a strong connection between education and research. Making this connection stronger is part of our habits, I believe

There was a lot of discussion about methodology, and thanks to the firm experience of our friends in Foggia we have gone beyond some stereotypes of the past years. Take for example the recognition that methodology means much more than recording, documentation or technical tools. Add the acceptance of plurality as a (positive) fact rather than a problem. End up with the epiphany that using similar tools (e.g. databases, GIS) doesn’t mean working with the same underlying methodological mindset. In Italy we have a very bad habit of not having a debate about method and theory, but with this workshop we’re clearly building a place open for discussion.

We are well distributed geographically (from many regions of Italy) and chronological/disciplinary (from prehistoric to medieval archaeology, both excavation and landscape archaeologists). Despite this variability, there are some strong groups that are references for the whole community. I firmly believe that the University of Foggia should be listed among these groups since now. Even more interestingly, there are new groups of people that look very promising for their novel approach (I am glad to see that even my department could now be listed here). The ArcheoFOSS workshop is already acting as an incubator for innovation, and in the future we will see more of that, because of the large number of young researchers involved, the friendly and encouraging environment that is perhaps even more interesting than “open archaeology” for Italian academia. Or maybe it’s just part of the “open archaeology” agenda.

Free software works. It works from a technical perspective, obviously, but also from a social one. We have been learning its limits, its potential and the ways to improve it and share it. There’s a political vein in free software, and it’s so well combined with the need for a new way of doing research in archaeology. On the technical side, I am more and more excited about how creativity is encouraged, instead of being pre-ordered. We are doing humanities – it would be so silly to lose our creativity (also when it goes towards chaos and anarchy), in the name of a pseudo-scientific strictness born out of a great misunderstanding. We already won one bet since the early 2000, but now we can play with something even more important: not just sharing software and methods, but sharing knowledge. This is our target for 2020, and what we are going to do for the next decade.

Lastly, we’re learning how to act in the real world, and not just discuss among ourselves. Take for example the creation of common tools for creating catalogues. we can do that from the bottom up, with a wide perspective that is going to comprise technical standard, conservation and research needs – all as free software and open formats. grupporicerche already proposed some work in this direction last year, and we invite again all those who have developed databases for archaeological purposes to share them.

What’s missing? Of course, we have lots of areas for improvement. This is also because of the “multidimensional” approach of this initiative. Here I list some topics that I’m particularly interested in:

  • quantitative and statistical methods: let’s take back maths into archaeology through computing! This is not to say that archaeology can be reduced in numerical terms, but on the contrary to better define the complexity we are dealing with, giving the right weight to “data” (whatever that means) and developing proper archaeological ideas
  • an inter-regional and international approach, to deal with big not-so-big research themes in a collaborative way
  • encouraging the upgrade of old databases from obsolete, proprietary formats to open and free formats, ready for dissemination on the web
  • build a technological infrastructure for sharing our work, in the many forms it can take – or at least develop best practices for doing that on our own, taking accessibility and sustainability into account since day #0

More comments, insights and excerpts from the round table to follow in the next few days.

This post was originally published at iosa.it.