Stefano Costa

There's more than potsherds out here

Faccio l’archeologo e vivo a Genova

Tag: teatro

  • I libri e tutto il resto nel 2025

    Ebbene sì, cara lettrice, anche nel 2025 ho letto, ho visto, ho guardato, ho ascoltato, ho fatto cose sia stando fermo dove ero sia muovendomi. Da un certo punto di vista tutto quello che segue in questo articolo è nullo perché il 2025 è stato l’anno di un blando ma importante risveglio dal torpore e sono andato alcune (o tante, punti di vista) volte in piazza a mettere il mio corpo per il popolo di Gaza. Ma da un altro punto di vista tutto quello che segue è esattamente quello che bisogna fare per non vendere le nostre vite allo stesso sistema che ci divora, ci rende complici. Nulla di tutto questo è intrattenimento, tutto è sbattimento, tutto è amore, tutto è rabbia.

    I libri che mi sono piaciuti

    Ho continuato a leggere Solenoide, di Mircea Cărtărescu (che anche quest’anno non ha vinto un nobel, ma che differenza fa). È un’opera monumentale, non solo per la sua estensione fisica ma anche per la tela che tesse, fatta di parti apparentemente semplici e anche marcatamente ripetitive. L’effetto complessivo però è ipnotico e travolgente. Troppo complesso da recensire in poche parole, nei diversi piani narrativi intreccia la letteratura, la scuola, l’infanzia, la visione al tempo stesso onirica e disincantata sulla città di Bucarest in una fatiscente quanto lontana dimensione politica… in un potentissimo labirinto tra Borges, Kafka, Lilian Ethel Voynich, il manoscritto dallo stesso nome… E lo consiglio vivamente anche se certe parti risultano un po’ ripetitive, o ostiche, o persino fastidiose da leggere.

    A fine 2024 avevo fatto un prodigioso acquisto di fumetti da add. E ne ho letti molti. Tutti mi hanno detto qualcosa, per quanto molto diversi tra loro, e quindi lode alla casa editrice che spazia. Metto questi fumetti tutti insieme non perché abbiano tra di loro qualche cosa di particolare in comune ma perché non sono molto abituato alleggiere fumetti e anzi ho cercato di fare del mio meglio per imparare a leggere fumetti senza sfogliarli velocemente alla ricerca di una trama che molto spesso non c’è o non è per niente in primo piano. Quindi, per dire, Disfacimento è un viaggio onirico e quasi lisergico all’interno di un mondo che si muove in modo molto lento ma contemporaneamente anche con degli slanci molto crudi di un’umanità ibrida e totalmente intrisa di animale e vegetale. Oppure i due di M. S. Harkness, veramente molto molto dolorosi da leggere e con un sentimento cupo ma anche una fortissima voglia di vivere. Nuvole sul soffitto è molto amaro, soprattutto nelle parti in cui il protagonista si rapporta con la figlia e ha colpito molto duro. The End è stata fonte di grandissima riflessione, molto profondo e anche particolarmente struggente il modo in cui poi viene raccontato il progresso nella creazione del fumetto stesso. Grande Oceano è meraviglioso ho anche cercato di convincere mio figlio a leggerlo e ha la dimensione fiabesca, strepitosa di una grande avventura. Ma il fumetto che ho letto e riletto più volte, trovandoci ogni volta dei risvolti veramente potentissimi è Baby Blue che racconta una storia non più distopica e la affronta in un modo assolutamente esagerato ed epico. Prima dell’oblio è un piccolo labirinto narrativo in forma grafica, disincantato ma anche pieno di speranza su tutto quello che diamo per scontato delle nostre vite.

    Non è della stessa provenienza la graphic novel Stretta al cuore di Stepánka Jislová, quindi ne parlo a parte. È veramente intenso e lascia senza parole in più punti. Sembra che parta come una storia individuale ma si costruisce come una vicenda molto più ampia, sugli stereotipi di genere anzitutto ma anche sulle difficoltà familiari, sugli abusi sessuali, sui traumi che lasciano sempre un segno.

    Il calcio del figlio di Wu Ming 4 mi è stato regalato ed è una lettura necessaria per chi come me si trova a fare involontariamente il genitore di giovanissimi calciatori. Dà speranza, in uno spazio in cui c’è tanto bisogno di averne perché spesso tutto sembra compresso tra desiderio di primeggiare individualmente in uno sport ostinatamente di squadra, senso di appartenenza, movimento fisico di corpi nello spazio.

    Tiarè di Célestine Hitiura Vaite potrebbe sembrare una lettura leggera ma non lo è. Il fatto che sia ambientato in un mondo familiare e domestico, anche se geograficamente lontanissimo, lo rende universale. Riporto una bella citazione che mi è rimasta impressa

    Materena ripone l’olio per friggere, ricorda il discorso fatto alla madre pochi giorni addietro: che nella prossima vita forse tornerà come lesbica.
    Al che, sua madre ha commentato: «Perché aspettare?».
    Ah, oui, alors. Perché aspettare?

    Tiaré, pagina 63 dell’edizione italiana

    Da Eleuthera ho comprato due libri di James C. Scott tradotti in italiano. Il dominio e l’arte della resistenza mi ha tenuto compagnia per buona parte dell’anno. È una lettura piacevole, molto istruttiva, e ha una visuale molto ampia sul tema, il quale di per sé non è frequente come frame di comprensione dei fenomeni sociali, né antichi né contemporanei. Non è un manuale sull’arte della resistenza, ma comunque ne fa un trattato piuttosto ricco. Lo sguardo dello stato mi ha accompagnato tutta l’estate. Molto pacato e lucido, capace di abbracciare tematiche apparentemente lontanissime tra loro con una visione molto coerente. La postilla finale di commento all’edizione italiana è un preoccupante aggiornamento al ventunesimo secolo della traiettoria descritta da Scott.

    Un oggetto narrativo non identificato è Prompt di fine mondo di Agnese Trocchi del collettivo CIRCE. Liberatorio e libero, c’è bisogno di più opere con questo tipo di spazio di manovra.

    Mi aveva attirato il titolo de La vegetariana di Han Kang, premio Nobel. Il libro è diviso in tre parti. Ogni parte è narrata dal punto di vista di un personaggio diverso e fortemente centrata sul rapporto tra personaggio (marito, cognato, sorella) e “la vegetariana” vera protagonista della storia. Uno sviluppo in parte circolare che nelle pagine conclusive sembra tornare all’inizio e dare un senso possibile, uno dei diversi possibili, alla vicenda inquietante e drammatica. E proprio nella conclusione mi sembra di trovare una via d’uscita dove viene mostrata la vera tragedia, quella di tutta la violenza subita, perciò la progressiva vegetalizzazione è liberazione. Molto intenso. La seconda parte sembra dare un risvolto positivo, creativo, per quanto folle, ma si conclude sia malamente rispetto a queste velleità sia raggiungendo un punto di non ritorno.

    Ho voluto approfondire l’opera di Han Kang con L’ora di greco. Purtroppo l’ho letto una prima volta troppo in fretta, troppo trascinato da una trama che non c’è, e mi trovo in preda a una sensazione di dolore e sconvolgimento. L’ho riletto più lentamente. Il libro diventa via via più lirico, più criptico, ma trasmette comunque un senso di distacco tragico che sembra universale: distacco dalla famiglia, distacco dalla vista, distacco dalla parola, distacco dall’umano. In questo risiede il legame con “La vegetariana” a mio avviso, insieme al fatto che il fulcro di tutto questo dolore e distacco si trova nel nucleo familiare. È un testo difficile, almeno lo è stato per me. C’è una sottile via di uscita, se non di speranza.

    Leggendo La straniera di Claudia Durastanti, ho capito che tutta la prima parte di libro mi sembra ricalcare “Middlesex” di Jeffrey Eugenides (un libro che adoro), non in modo esplicito ma tutta l’epopea degli avi, la migrazione, essere chi sei perché quella è la tua storia. Tuttavia questo libro non mi è piaciuto molto nel complesso, diversamente dagli altri che non mi sono piaciuti ne parlo perché apprezzo molto Claudia Durastanti come traduttrice…

    e Brevemente risplendiamo sulla terra di Ocean Vuong è esattamente un libro che Durastanti ha tradotto. Insolitamente (per me) diretto e tagliente, ma con una profondità fortissima. Difficile dire che l’ho compreso tutto. Sicuro che mi ha fatto sentire cose mai viste prima, potentissime. Una scrittura senza steccati, ardente.

    Le mostre

    In primavera siamo andati a Ferrara per la mostra di Alphonse Mucha, c’era accoppiata anche quella di Giovanni Boldini, entrambe a Palazzo dei Diamanti. Non paragonabili se non nella mente dei venditori di biglietti. Mucha gira molto in mostre commerciali come questa, la sua arte libera un’immaginario al tempo stesso fuori dal tempo e molto situato, quasi imprigionato nella tela su cui è stato dipinto.

    A Genova, ho visto a Palazzo Ducale Jacopo Benassi Libero! e mi ha colpito molto, una grande libertà e affronto alla morale artistica. Ho visto sempre al Ducale anche altre mostre tra cui quella su Lisetta Carmi, che ho apprezzato molto anche perché non era risicata negli spazi e Meriggiare pallido e assorto, fotografica contemporanea che ho trovato di poca anima e molto bisognosa di un’interpretazione totalmente assente. THE OTHER DIRECTION invece mi sembra degna di nota perché tratta un tema intersezionale da un punto di vista originale: voci di donne su una linea di autobus urbano che attraversa mezza città, interi quartieri e periferie – è la linea 1 che prendo spesso anche io.

    Inoltre al Castello D’Albertis ho visto World Things Genova che accoppia mostra fotografica con etnografia contemporanea, attualizzazione post-coloniale delle collezioni del museo con presente di migrazioni.

    I podcast

    Ho ascoltato veramente molto meno rispetto allo scorso anno. A settembre ho anche iniziato ad accusare i primi sintomi di un acufene abbastanza intenso.

    Ho proseguito in modo spezzato Il mondo, Stories e Love Bombing. Ho ascoltato alcuni episodi de Le comari dell’arte, molto liberatorie, di Nuovo baretto utopia con le registrazioni di kenobit, di Mordicchio non l’ha mai detto che purtroppo mi pare interrotto. Fare un podcast è dura.

    Ho scoperto il favoloso L’orda d’oro, che è frutto di un programma radiofonico su Radio Onda Rossa. Parla dell’Asia centrale, in un numero altamente soddisfacente di diverse manifestazioni e punti di vista, sempre sostenuti da musica di generi diversi.

    Le serie

    Ho iniziato a guardare Anatane e i ragazzi di Okura su Rai Play, una serie animata franco-canadese ambientata in un futuro (?) distopico. Episodi semplici e brevi che ho trovato piacevoli.

    Cyberpunk: Edgerunners è piuttosto semplice e violento, ma la grafica e la colonna sonora sono molto buone. Un giorno ho guardato un episodio e poi ho scoperto che era quello finale, ma mi è parso un po’ troppo tirato via, anche se l’ultima scena è molto commovente.

    Ho guardato 3 minuti della prima puntata di Stranger things. Non so se conta.

    Il teatro

    Nella prima parte dell’anno sono andato alcune volte a teatro, sempre meno di quanto vorrei.

    Lo strepitoso D’oro. Il sesto senso partigiano è stato fortissimo a partire dalle prime battute fuori dal palco, con i primi dodici articoli della Costituzione recitati a piena voce da un gruppo di giovani. Storie vere di uomini e donne che ci hanno tramandato gesti apparentemente semplici di libertà, quando questa era impossibile.

    Stabat mater di Liv Ferracchiati è uno sguardo sulla mascolinità e sulle aspettative del genere, della coppia raccontato in modo leggero e divertente, ma al tempo stesso serissimo. Bello il dibattito finale con l’autrice, le altre attrici e Vera Gheno.

    La musica

    Sono andato a diversi concerti! Il 24 aprile al circolo ARCI Perugina di Certosa ho ascoltato i canti anarchici e partigiani dei Mars on Pluto, e (per me) soprattutto dei Cocks, una punk rock band di Sampierdarena che incarna molto di quello che avrei voluto fare tanti anni fa con altri sgangherati di periferia.

    Ho partecipato alla prima serata di Electropark, un festival di musica elettronica che si tiene da 15 anni a Genova. Le artiste della serata erano Tadleeh, la genovese Ginevra Nervi e Luxe da Londra. Sono fuori dai miei confini con la musica elettronica ma ho apprezzato l’atmosfera molto rilassata e contemplativa.

    Sono andato a un concerto rap alla Libera collina di Castello, mi è piaciuta la grande energia de La cercleuse, collettivo rap femminista francese.

    Con Elisa sono andato al concerto di Vinicio Capossela, non era la prima volta ed è sempre più forte il modo in cui lui e le persone sul palco con lui usano la musica per raccontare storie.

    I viaggi

    A giugno siamo tornati a Creta, dopo ben 10 anni! Lo abbiamo fatto con il più improbabile dei mezzi di trasporto, cioè la nostra automobile, traghettata attraverso Adriatico ed Egeo dalle fedeli navi che conosciamo da 20 anni. È stato un viaggio intenso ma molto bello, abbiamo fatto base fissa a Kalamaki e poi girato un po’ nella zona di Creta centrale.

    In primavera eravamo andati a Ferrara, oltre alle mostre abbiamo passeggiato per la città, trovato parchi dove riposare all’ombra, ottime gelaterie, ristoranti coreani, tantissime biciclette.

    Sono andato per lavoro due giorni a Venezia, riuscendo a fare una veloce visita alle gallerie dell’Accademia con tanto di mostra che includeva L’uomo vitruviano lì conservato. Ma è proprio un piacere enorme essere a Venezia e basta.

    In estate abbiamo fatto una vacanza in provincia di Cuneo. Abbiamo iniziato con una tappa a Molare da Franco B. famoso cantautore genovese ed ex collega, con bagno nel torrente. Facciamo base a Villar San Costanzo, patria dei ciciu e del famoso biscottificio che macina la farina nel mulino di Dronero lì vicino. Siamo andati a Entracque a visitare il centro sui lupi, ai bambini è piaciuto molto.

    In autunno ho iniziato un corso di speleologia, ma questa è un’altra storia.

  • I libri e le altre cose che ho fatto nel 2024

    Questa è la solita rubrica che scrivo da molti anni. Ci sono quindi delle puntate precedenti per chi volesse leggerle, non sempre brillanti e non sempre cose che riscriverei oggi.

    Quest’anno per la prima volta mi sono reso conto che scrivere solo la lista dei libri sarebbe stato un po’ riduttivo, perché ho fatto altre cose di categoria “consumi culturali” e non mi piacciono troppo le barriere artificiali. Perché dovrei elencare un libro brutto ma non dire niente di un podcast che mi è piaciuto e di una mostra per cui mi sono messo in viaggio? O perché dovrei fare tanti articoli separati per ogni categoria?

    I libri che mi sono piaciuti

    Avevo iniziato l’anno leggendo L’incendio di Cecilia Sala e Tutta intera di Espérance Hakuzwimana. Il primo mi è piaciuto ma non in modo esagerato, in vari punti e soprattutto nei capitoli dedicati all’Ucraina mi sono reso conto di non essere il destinatario di questo libro, di non fare parte del “noi” collettivo in cui l’autrice ci butta tutti dentro per farci capire la distanza siderale tra l’Italia e i tre paesi in cui ha lavorato (Iran, Ucraina, Afghanistan). E non ne faccio parte un po’ perché alcune delle cose che il libro racconta già le conosco da tempo (perché gli iraniani odiano gli USA…) e so già cosa non va in quello che “gli italiani” nel loro insieme sanno, nel modo in cui lo stato italiano si pone rispetto a tutte queste altre nazioni. Almeno sapevo qualcosa su Cecilia Sala quando è stata imprigionata, sul suo rapporto con l’Iran.

    Tutta intera ha molte sfaccettature. Il libro inizia in modo lieve e poi come un tamburo di guerra inizia a fare sempre più rumore, a narrare le lacerazioni del “fiume calmo” che la protagonista via via prova su se stessa e sul gruppo di ragazzə che, prima a sua insaputa e poi sempre più alla luce del sole le faranno da guida. Una storia vivida di razzismo sulla propria pelle, di una ricchezza umana (e quindi culturale, nel senso più nobile di cultura) che noi, quelli “tutti interi”, non ci sogniamo nemmeno da svegli. La scansione temporale dei capitoli è studiata in modo accurato e le ultime pagine lasciano senza fiato per la ferocia e la speranza che suscitano.

    Raja Shehadeh : Dove sta il limite. Attraversare i confini della Palestina occupata

    Questo libro era in casa da qualche anno, già letto da Elisa. Leggerlo nel 2024 è solo leggermente più assurdo, insensato, mentre lo sterminio del popolo palestinese prosegue senza sosta con la connivenza di tanti Stati occidentali. La finestra di tempo è sempre la stessa, l’unica con cui si può guardare quella parte di mondo, e inizia nel 1948.

    Silvia Avallone: Acciaio

    Incredibile, veramente incredibile.
    Riuscire in mezzo a queste pagine a stare male, malissimo per la tragedia smisurata che vivono le persone, tutte a modo loro protagoniste. Riuscire a gioire con le lacrime agli occhi per le loro felicità, il loro amore…
    Mi ha fatto male solo cercare in rete il nome dell’autrice e scoprire che ha esattamente l’aspetto che mi immaginavo per una delle due protagoniste. Ha reso in qualche modo ancora più lucido tutto il profondo senso di realtà e di umanità.
    Come in Cuore nero ho trovato toccante il racconto finemente tessuto di una adolescenza viva, piena, dolorosa e al tempo stesso carica di felicità incontenibile. Mi tocca anche leggere nero su bianco le strade che si dividono nei percorsi scolastici e di vita. Le vite spezzate per sempre e quelle spezzate da sempre nel logorio della provincia (come Tre).
    Mi ricordo quando passavo parecchio tempo vicino a Piombino ed era uscito questo libro. Come sempre senza un motivo, non l’ho letto e non mi sono nemmeno domandato se mi potesse interessare. Ogni cosa ha il suo tempo, anche i libri. Anche le navi.

    Laura Pugno : Sirene

    Inquietante e meraviglioso. Mi è piaciuto il tema apocalittico tessuto tra biologia e psicologia. Mi è piaciuto che sia un racconto distopico con elementi fantastici. Ho trovato ripugnante il modo in cui la Yakuza e soprattutto gli uomini sguazzano in un potere cruento e senza limiti, ripugnante il modo in cui le donne sono trattate come merce.
    E le sirene: incredibili creature, descritte in modo un po’ preciso e un po’ vago, con questo comportamento riproduttivo che mette in posizione dominante le femmine/madri. Mi ha colpito il modo inquietante in cui attirano tuttə lə umanə, in cui mandano in tilt sia le élite dominanti che smaniano per controllarle sia i gruppi marginali che vorrebbero difenderle.
    Samuel mi è sembrato mosso da dolore e follia, la sua parabola è in gran parte crudele e assurda ma nel finale compie un sacrificio che mo è sembrato purificatore. È una figura tragica, disperata.

    Victoire Tuaillon : Fuori le palle. Privilegi e trappole della mascolinità

    Un libro potentissimo, pesante, faticoso, doloroso, indispensabile, scritto in modo scorrevole e fa venire voglia di ascoltare il podcast. Mi è dispiaciuto solo che si affronti poco, a maggior ragione nella bella traduzione “critica” italiana, il ruolo della religione cattolica.

    Neige Sinno : Triste tigre

    Dolorosissimo. Via via che il testo prosegue è sempre più immenso. nel libro è descritto molto bene il muro che separa chi sa di avere sempre dalla sua il privilegio di essere al sicuro, e chi sa di essere sempre in pericolo. È un muro intersezionale.

    Valerie Perrin : Tre

    Erano anni che volevo capire cosa stava dietro la copertina di questo libro, un autentico best seller. E sono contento di averlo finalmente letto. C’è la provincia, la fuga dalla provincia, essere sfigatə ma avere chi ti vuole bene, tenersi dentro segreti più grandi di te per troppo tempo, i corpi delle ragazze e dei ragazzi. Fare musica. Non mangiare animali. Insomma, mi è piaciuto moltissimo! I protagonisti hanno la mia età attuale, c’è musica a pacchi, adolescenza perduta. Ci ho trovato tanti legami con Cuore nero.

    Silvia Avallone : Cuore nero

    Questo libro è veramente molto intenso, gonfio di purezza, liberatorio per come ad ogni pagina si smonta qualcosa di rotto per farne altro. Ho pianto almeno 30 volte durante la lettura. La costruzione della cronologia alternata tra passato e presente, che ormai è un tratto distintivo di tanta narrativa, è molto raffinata.
    A tratti ho pensato che sia più sincero sulla montagna questo romanzo di tanto Cognetti.

    Viola Ardone : Grande meraviglia

    Ho visto Oliva Denaro nella trasposizione teatrale, ma è il primo libro di Viola Ardone che leggo. L’ho trovato molto toccante e commovente, soprattutto per la fragilità del protagonista.

    Mario Lodi : Il paese sbagliato

    Un libro che ho conosciuto tramite Sandro Ciarlariello e che mi interessava molto visto che ho due figli all’inizio del percorso di scuola. È una vera bomba, accurato, un testo politico di altissimo livello e il racconto di una scuola come poteva essere.

    bell hooks : la volontà di cambiare

    Il libro è di lettura scorrevole ma la forma risente molto del modo in cui sono scritti i saggi in inglese americano (un po’ come ho notato per David Graeber). Quindi la stessa frase torna più volte nel giro di poche pagine. Il contenuto di questo libro è una bomba e non stupisce che sia rimasto fino a poco tempo fa non tradotto. Andrebbe contestualizzata meglio la figura dell’autrice, perché solo dopo un po’ si capisce la profondità della condizione intersezionale di donna nera, il rapporto conflittuale con il femminismo bianco. Questo è un libro scritto per gli USA e quindi alcuni concetti presentati come universali sono forse un po’ zoppicanti altrove, ma è comunque un riferimento importante. Molte idee sono le stesse promosse dall’associazione Maschile plurale, che ho sentito sul podcast di Internazionale qualche settimana fa. Molte sono quelle raccontate dal padre di Giulia Cecchettin. Il libro parla di tanti aspetti di mascolinità tossica che mi riguardano, soprattutto nel rapporto tra genitori e figli. Ora io sono il padre.

    Ho finito il 2024 leggendo l’incommensurabile Solenoide di Mircea Cărtărescu. Piccola parentesi: erano anni che volevo trovare libri di narrativa romena ma per mia incapacità non ci ero riuscito. Quando c’è stata la premiazione del Nobel ho letto il nome di Cărtărescu tra i possibili vincitori, e mi sono subito messo a leggerlo.

    Le mostre

    A ottobre c’è stata una mostra sull’archeologia di Imperia a Imperia. Ci tengo molto perché l’ho fatta io insieme al mio ex collega Luigi Gambaro con un grande lavoro di tante altre persone. Non è durata molto ma è stata importante per la città.

    A dicembre siamo andati a vedere una mostra di Tina Modotti a Bologna, e anche se lei è molto conosciuta non avevo mai capito attentamente l’importanza e la varietà della sua vita, come fotografa e non solo. Ne ho approfittato per andare a visitare anche quella su Dominique Goblet all’ex chiesa di San Mattia, che mi è piaciuta moltissimo, ho anche acquistato il volume pubblicato da Sigaretten.

    I podcast

    Per una parte del 2024 ho avuto degli auricolari bluetooth funzionanti, e ho ascoltato parecchi podcast: Antennapod dice che ho passato 97,6 ore ad ascoltarli.

    Sicuramente quello più notevole è stato C’è vita nel Grande Nulla Agricolo, di cui ho ascoltato le prime tre stagioni in attesa della quarta. È un podcast indipendente ma molto curato, mi ha rapito subito per la colonna sonora che mi ha fatto venire in mente Fuga da New York, l’ambientazione nella provincia profonda, l’orrore in agguato nei vecchi misteri del paese tra personaggi assurdi e atterraggi alieni. D’altra parte sono cresciuto nel “paese dei marziani”…

    Ho ascoltato Polvere, dedicata all’omicidio di Marta Russo. Non amo il true crime ma qui il tema principale si sdoppia tra una giustizia che non sa funzionare e decide di accanirsi su qualcuno che deve essere colpevole, e dall’altro il funzionamento intimo della nostra memoria, che è molto molto più fragile di quello che ci hanno insegnato a credere. È scritto molto bene.

    TOTALE è un podcast “varietà” che affronta in ogni puntata un tema di attualità. Jonathan Zenti è molto bravo e pungente, riesce sempre a portare il discorso oltre i limiti che uno si aspetta all’inizio. Il tema portante è che se non ci salviamo dal capitalismo tutte insieme, il capitalismo continuerà la distruzione già in atto.

    Love bombing lo avevo già iniziato negli anni precedenti ma ho proseguito l’ascolto. Non è un podcast semplice, perché le storie sono sempre dolorose e a volte l’unico “lieto fine” è quello di riuscire almeno a raccontarle, ma non sempre. Io ne raccomando l’ascolto perché affronta in modo serio, documentato e rispettoso temi molto gravi che ruotano intorno alla stima di sé, alla gestione delle relazioni tossiche in coppia o in gruppo, alla ricerca del benessere, senza distinzioni di genere, di età, o altro.

    Sonar è un podcast de Il Post in cinque puntate sui cetacei e sui capodogli in particolare. Racconta molte cose interessanti sui modi di comunicare tra animali e cetacei in particolare, sul modo in cui per molto tempo questi animali sono stati sterminati fino a metterne in pericolo la sopravvivenza, sulle differenze di linguaggio tra diversi gruppi sociali e clan. L’ultima puntata sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale per la comprensione del linguaggio dei capodogli mi ha lasciato un po’ perplesso.

    L’invasione è un altro podcast de Il Post, dedicato agli indoeuropei. Il titolo è molto forte, e secondo me è una scelta appropriata. Si sviluppa in cinque puntate tra archeologia, linguistica e genetica, tutte ben documentate. Lascia un po’ perplessi l’ultima puntata dove tutto quello che è stato raccontato sembra venire messo da parte per dire che in fondo gli indoeuropei si sono affermati in modo graduale e indolore (o comunque non più doloroso rispetto alle consuetudini del tempo), ma senza spiegare perché siano riusciti a cancellare quasi tutte le altre lingue della vecchia Europa. Insomma, per essere spiegato bene l’ho trovato un po’ inconcludente.

    10 e 25 è un podcast di Slow News, a cui ho anche contribuito con una donazione. Parla della strage di Bologna del 2 agosto 1980, a partire dalle testimonianze di chi era lì, e poi via via si passa ai depistaggi, alle trame eversive dei fascisti, alla P2 di Licio Gelli e infine, ma non viene spiegato molto bene, anche della CIA (fatto che non può sorprendere nessuno), il più ampio dei “cerchi concentrici” che sono stati descritti dalla magistratura. Peccato che non ci sia una ultima puntata riassuntiva. C’è un archivio consultabile di tutti i documenti.

    Ci sono poi alcuni podcast “correnti” come Il Mondo di Internazionale, Il giusto clima su Radio Popolare con Gianluca Ruggeri di ènostra, Stories di Cecilia Sala, il Nuovo baretto utopia di Kenobit. Tutti diversi, li ascolto spesso, anche se mai a cadenza fissa.

    I film

    Siamo andati al cinema a vedere Diamanti di Ozpetek, un regista che non mi piace particolarmente (da profano del cinema, i suoi film mi sembrano un po’ tutti uguali). Questo invece è molto particolare e potente, liberatorio.

    Ho visto #likemeback su RaiPlay. Il film è ambientato lungo le coste della Croazia. Una vacanza estiva in barca tra tre ragazze italiane prende una brutta piega dopo la partenza spensierata. O forse la brutta piega era insita nell’incipit di un viaggio lontano dalla città, dalle famiglie e dalle altre amicizie ma costantemente rilanciato in rete tra social, stories, follower e compagnia. O forse la brutta piega è quella che hanno preso le vite delle persone di 20 anni o giù di lì, almeno questo sembra volerci dire il film. Vite schiacciate tra ansia da prestazione globale, paura di rimanere fuori e complessiva solitudine. E vite in cui essere giovani e belle non basta mai. I dialoghi misti in italiano e inglese creano una atmosfera strana e danno un ritmo tutto sommato lento, come le onde del mare.

    Le serie

    Non sono mai stato appassionato di serie.

    Nel 2024 ho guardato Silverpoint, una serie per teenager a tema fantascienza e mistero. Episodi brevi, molto semplice e leggera, ma è simpatica.

    Il teatro

    A marzo abbiamo visto “Pa’”, uno spettacolo su Pierpaolo Pasolini, o forse sarebbe meglio dire con Pasolini. Luigi Lo Cascio interpreta Pasolini in versi e ossa. Non siamo arrivati molto preparati ed eravamo anche un po’ stanchi, ma lo spettacolo è intenso e, passatemi il termine, difficile. La recitazione è a ritmo serrato e in metrica: anche le frasi più semplici diventano piccoli scogli da scalare. Il percorso è autobiografico, da un momento antecedente al concepimento fino alla morte, forse oltre la morte stessa. Viene portato in scena un Pasolini molto intimo e profondamente lirico, anche quando questo si manifesta in modo eccessivo. Ma i passaggi politici, che ruotano intorno alla morte del fratello, sono potentissimi e tragicamente attuali.

    Ad aprile abbiamo visto insieme Oliva Denaro. Ambra Angiolini è molto brava, e lo sapevo già ma non mi era ancora capitato di vederla dal vivo. È uno spettacolo forte e molto attuale.

    In autunno ho visto Roberto Zucco, molto cupo e tragico. È un’opera complessa di cui non sono riuscito a capire tutto, avrei avuto bisogno di una spiegazione.

    Infine ho visto La traiettoria calante. Uno spettacolo in forma di monologo che parla del crollo del Ponte Morandi a Genova. L’autore/attore è giovane e molto bravo, ma non mi è piaciuto molto il modo in cui veniva affrontata la tragedia, quasi da standup comedy.

    I viaggi

    Abbiamo visitato diverse città: Ravenna, Milano, Roma, Bologna, in modi e tempi diversi, qualcuna in giornata, altre per più giorni.

    Abbiamo fatto una vacanza estiva in Corsica, l’ultima volta ci eravamo stati nel 2007.

    Un po’ è un privilegio, si capisce, poter fare così tanti viaggi con tutta la famiglia. Un po’ anche una questione di priorità, per noi soprattutto conta andare in giro e vedere posti diversi e persone diverse, anche senza fare cose complicate.

  • In…segnami il silenzio

    In…segnami il silenzio

    Ieri sera siamo andati al Teatro Gustavo Modena, qui vicino a casa, per uno spettacolo della stagione dedicata all’infanzia. Eravamo con altre famiglie, ci siamo persino fatti un aperitivo casalingo prima di andare, visto che iniziava alle sette e mezza.

    Lo spettacolo si intitola “In…segnami il silenzio” e ha come protagonisti Marcello e Maria. Marcello ci racconta dell’arrivo di Maria nella sua classe, lei non parla e non sente, perché ha le “orecchie rotte”. Maria però sa ascoltare con gli occhi e sa parlare con la danza delle mani, con il viso, con tutto il corpo. Il rapporto tra Marcello e Maria è molto profondo, lui si lascia trasportare e insegnare. In cambio le fa vedere la musica che lei non può sentire, in particolare sulle note di una travolgente “Ça plane pour moi”.

    Lo spettacolo è rivolto ai bambini anche se non è facilissimo, ma tratta in modo fiabesco, senza filtri e un po’ scanzonato il tema della disabilità, che non è solo la sordità di Maria ma anche la “distrazione” di Marcello che la maestra gli rimprovera.

    Ci è piaciuto molto.

    Alla fine un appello della regista Elena Dragonetti per il cessate il fuoco a Gaza è stato accolto da un lungo applauso.

    Locandina dello spettacolo sul sito del Teatro nazionale di Genova

    Plastic Bertrand – Ça plane pour moi