Collage delle copertine dei libri che ho letto

I libri che ho letto nel 2023

Fine anno, tempo di elenchi (bilanci, no). Nel 2023 ho letto pochino.

David Graeber, Debito

Questo è il libro che mi ha impegnato per più tempo. È un saggio, ed era da tempo che non leggevo un saggio, non sono più abituato allo stile e all’impegno richiesto. È un testo rivoluzionario a livello sociologico e psicologico (smonta il senso di colpa!) ancora più che a livello economico. Ha uno stile abbastanza scorrevole (per me) ma comunque è denso di nozioni, confronti tra fatti e conseguenze scagliate come frecce ad ogni pagina. Non conoscevo David Graeber prima della pubblicazione postuma del libro L’alba di tutto (The dawn of everything), scritto a quattro mani con l’archeologo David Wengrow. Ho pensato che non ci fosse nessuna fretta e fosse invece un bene partire da qui per conoscere il lavoro di Graeber, e sono contento di averlo fatto.

Enzo Barnabà, Morte agli Italiani!

Il massacro di Aigues-Mortes, che il 17 agosto 1893 costò la vita a nove operai italiani linciati da una folla inferocita, rappresenta un episodio capitale nella storia dei rapporti tra l’Italia e la Francia.

Questo libro di Enzo Barnabà è breve, preciso e senza orpelli.

Racconta la tragedia del massacro di Aigues-Mortes, le premesse che lo hanno reso possibile, le conseguenze che ebbe in Italia capaci di sconvolgere gli assetti politici sia del governo sia delle giovani formazioni socialiste.

Lucia Tozzi, Dopo il turismo

Questo libro è stato scritto di getto nei mesi del lockdown. Trafigge come una spada convinzioni e luoghi comuni, in modo anche un po’ crudele. Il turismo è insostenibile. Distrugge le comunità delle persone, i luoghi abitati da queste comunità.

Sono passati appena 3 anni e sembra la cronaca della rivoluzione mancata di un altro pianeta. Abbiamo già dimenticato tutto quello che è accaduto e quello che avrebbe potuto accadere.

Il libro può essere “acquistato” gratuitamente in formato ePub dal sito dell’editore nottetempo.

Luca Mercalli, Salire in montagna

La cosa che mi fa incazzare di questo libro è che è scritto da una persona di cui avevo una stima incondizionata, frutto di altre letture (non della trasmissione televisiva). Ma questo libro sembra scritto da Paolo Rumiz. Infatti Mercalli ce l’ha con chi abita in montagna, con chi non ci abita più, con chi non ci abita e non ci ha mai abitato. Lo scopo principale del libro è lamentarsi della burocrazia che gli impedisce di costruire la sua seconda casa, dove può trovare riparo dalle zanzare della sua abitazione indipendente di pianura. Salire in montagna sarebbe un antidoto al riscaldamento globale, dice il sottotitolo, ma se va bene dire una fesseria del genere al bar, trovarlo propagandato da un climatologo fa per l’appunto incazzare. Le montagne tutte e in particolare le Alpi sono uno degli ecosistemi più fragili di fronte al cambiamento climatico, e per fortuna questa semplice nozione fa capolino qua e là tra le pagine del libro. Costruire una casa recuperando un edificio storico invece che buttarlo giù è una bella cosa, molto costosa (ma Mercalli alla fine non ci dice quanto) ma ne vale la pena perché potremmo ripopolare la montagna lavorando al computer, secondo la logica deformata di questo libro. Non ne sopporto l’idea di fondo perché è la propaganda di una idea individualista, come se i venti milioni di abitanti della pianura padana potessero trovare spazio per la loro seconda casa sulle montagne e salvarsi così tutti dal riscaldamento globale (che li lascerà comunque a morire di fame). E nelle prime pagine è riportata virgola per virgola una pseudoetimologia sull’idronimo della Dora presa da Wikipedia, che mi ha reso da subito indisposto. E non c’è nemmeno una carta geografica.

Assia Djebar, Bianco d’Algeria

Questo libro è sicuramente quello che ho faticato di più a leggere, nonostante non sia molto lungo. Trasuda nella sua componente principale un dolore immenso, il dolore di un popolo intero. Parla dello sradicamento ineludibile di chi deve usare la lingua degli oppressori per esprimersi, anche quando questa espressione raggiunge livelli altissimi e anche quando gli oppressori francesi si manifestano come la più grande sciagura mai accaduta al popolo algerino. Parla di profondissimi legami con le persone che per la libertà hanno messo tutto il proprio corpo e non solo il proprio intelletto, a costo di perdere la vita.

Chinelo Okparanta, Sotto gli alberi di udala

Questo libro inizia con una carta geografica della Nigeria, e questo potrebbe essere sufficiente a metterlo vicino al mio cuore (perché mi piacciono molto le carte geografiche). Ritrovo il Biafra devastato e dilaniato dalla ferocia della guerra civile di Metà di un sole giallo, con un pesantissimo supplizio in più. La protagonista è costretta a vivere con crescente angoscia la propria omosessualità, perché in Nigeria è un peccato mortale che viene punito in modo sommario, anche con linciaggi. Ma nella seconda parte si riaccende la speranza. È la stessa Africa dove oggi vacilla un po’ il colonialismo europeo.

Beata Umubyeyi Mairesse, I tuoi figli ovunque dispersi

Anche questo libro è un racconto di sradicamento, che attraversa più generazioni. Tra Ruanda e Francia, tra nonna, madre, figlio, la protagonista trova un senso, anche linguistico, al proprio passato e al proprio futuro, nonostante il trauma del genocidio, della fuga dal genocidio e dello sradicamento che ne deriva. Bellissimo, straziante e lucido.

Gabriela Wiener, Sanguemisto

Anche questo libro è un racconto di sradicamento, che attraversa più generazioni (non ho sbagliato a fare copia e incolla). È un libro molto forte che si aggancia quasi chimicamente con letture accademiche che sto facendo in questo periodo, su archeologia e colonialismo (in Italia non esiste il postcolonialismo). Ma è anche un tripudio agrodolce di femminilità.


Inizio il 2024 leggendo L’incendio di Cecilia Sala e Tutta intera di Espérance Hakuzwimana.


Commenti

Una risposta a “I libri che ho letto nel 2023”

  1. @steko beh, ora ho altri libri da aggiungere alla lista per quest’anno super interessante, grazie!

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