Stefano Costa

There's more than potsherds out here

Faccio l’archeologo e vivo a Genova

  • Qual è la colonna sonora di un gasometro?

    Non è facile cominciare a raccontare questa storia, quindi comincio da dove mi viene in mente. Avete presente un gasometro? Avete mai visto un gasometro dal vivo o in foto, in video, in televisione? Fino ad alcuni anni fa per me era una parola un po’ strana eppure è diventato uno dei luoghi con cui ho a che fare più spesso nella mia vita quotidiana. A Ventimiglia, dentro un’area archeologica romana abbastanza famosa e importante, ci sono due gasometri. Alcuni anni fa ho iniziato a occuparmi di questi due gasometri e di tutto quello che ci sta intorno che si chiama Officina del Gas è un impianto abbastanza grande, di 12.000 m² che dal 1906 al 1993 ha funzionato per dare il gas alla città.

    Foto aerea di un'area archeologica con resti di edifici romani e di due gasometri metallici. Il terreno è un grande prato verde intenso. Sulla sinistra passa una strada con auto e oltre la strada si vede la prosecuzione dell'area archeologica. Ai margini si vedono i tetti in tegole di costruzioni moderne.

    Prima di iniziare a lavorare veramente alla realizzazione del progetto, con alcune persone molto preparate ho iniziato a studiare la storia di questo luogo e a farmi raccontare dalle persone che ci vivono accanto che cosa rappresenta per loro.

    Ma un giorno ho anche condiviso alcune immagini di questi gasometri e di altri gasometri, tra cui quello di Corso Farini a Torino, ed è successo quello che succede sul fediverso, cioè qualcuno ha commentato lanciando un ponte verso un altro mondo diverso, il mondo musicale.

    Lo scheletro metallico di un gasometro ripreso guardando verso l'alto, la foto non è in bianco e nero ma il cielo grigio chiaro sullo sfondo la rende quasi tale. La struttura è una serie di travi orizzontali, verticali e diagonali disposta a formare un grande cilindro vuoto.

    Sembra quasi scontato ma ci sono alcuni generi specifici di musica che sembrano avere un legame profondo con l’immagine e l’essenza stessa di un gasometro e di un’officina del gas. Uno di questi generi è quello che possiamo etichettare come rock industriale, industrial rock, un genere che è molto diffuso soprattutto nel Regno Unito e in Germania. Un altro genere completamente diverso che ha un legame profondo con un gasometro con un impianto industriale è sicuramente la musica elettronica techno e techno industrial. Allora per chiudere temporaneamente il cerchio vediamo alcuni album e gruppi di artisti che hanno realizzato di recente o anche meno di recente una serie di opere musicali legate al gasometro. Non c’è quasi nulla che sia frutto di una mia ricerca: sono tutti suggerimenti che ho avuto sia dal fediverso sia da alcuni colleghi e colleghe che hanno condiviso con me questo percorso ed è interessante vedere che in certi casi addirittura il gasometro compare sulla copertina di un disco.

    Ovviamente questa abbuffata musicale molto variegata mi ha fatto pensare che il gasometro, ora che ha smesso di funzionare, rimane un buon posto dove esplorare questa connessione musicale e quindi ho cominciato a lavorare per rendere possibile un ritorno di suoni e musica sotto i gasometri stessi.

    Gli album

    Questa la selezione sul lato rock

    Sul versante techno, ho queste tracce:

    • The bells di Jeff Mills
    • Orbit degli Underground Resistance (sempre con Jeff Mills)

    E per finire l’incredibile performance di Jeff Mills, Jean-Phi Dary and Prabhu Edouard dentro il sito archeologico di Delos, Tomorrow comes the harvest. La metto qui perché chiude il cerchio in modo mirabile riportando all’unità l’archeologia classica, la musica elettronica e l’archeologia industriale da cui sono partito.

  • I libri e tutto il resto nel 2025

    Ebbene sì, cara lettrice, anche nel 2025 ho letto, ho visto, ho guardato, ho ascoltato, ho fatto cose sia stando fermo dove ero sia muovendomi. Da un certo punto di vista tutto quello che segue in questo articolo è nullo perché il 2025 è stato l’anno di un blando ma importante risveglio dal torpore e sono andato alcune (o tante, punti di vista) volte in piazza a mettere il mio corpo per il popolo di Gaza. Ma da un altro punto di vista tutto quello che segue è esattamente quello che bisogna fare per non vendere le nostre vite allo stesso sistema che ci divora, ci rende complici. Nulla di tutto questo è intrattenimento, tutto è sbattimento, tutto è amore, tutto è rabbia.

    I libri che mi sono piaciuti

    Ho continuato a leggere Solenoide, di Mircea Cărtărescu (che anche quest’anno non ha vinto un nobel, ma che differenza fa). È un’opera monumentale, non solo per la sua estensione fisica ma anche per la tela che tesse, fatta di parti apparentemente semplici e anche marcatamente ripetitive. L’effetto complessivo però è ipnotico e travolgente. Troppo complesso da recensire in poche parole, nei diversi piani narrativi intreccia la letteratura, la scuola, l’infanzia, la visione al tempo stesso onirica e disincantata sulla città di Bucarest in una fatiscente quanto lontana dimensione politica… in un potentissimo labirinto tra Borges, Kafka, Lilian Ethel Voynich, il manoscritto dallo stesso nome… E lo consiglio vivamente anche se certe parti risultano un po’ ripetitive, o ostiche, o persino fastidiose da leggere.

    A fine 2024 avevo fatto un prodigioso acquisto di fumetti da add. E ne ho letti molti. Tutti mi hanno detto qualcosa, per quanto molto diversi tra loro, e quindi lode alla casa editrice che spazia. Metto questi fumetti tutti insieme non perché abbiano tra di loro qualche cosa di particolare in comune ma perché non sono molto abituato alleggiere fumetti e anzi ho cercato di fare del mio meglio per imparare a leggere fumetti senza sfogliarli velocemente alla ricerca di una trama che molto spesso non c’è o non è per niente in primo piano. Quindi, per dire, Disfacimento è un viaggio onirico e quasi lisergico all’interno di un mondo che si muove in modo molto lento ma contemporaneamente anche con degli slanci molto crudi di un’umanità ibrida e totalmente intrisa di animale e vegetale. Oppure i due di M. S. Harkness, veramente molto molto dolorosi da leggere e con un sentimento cupo ma anche una fortissima voglia di vivere. Nuvole sul soffitto è molto amaro, soprattutto nelle parti in cui il protagonista si rapporta con la figlia e ha colpito molto duro. The End è stata fonte di grandissima riflessione, molto profondo e anche particolarmente struggente il modo in cui poi viene raccontato il progresso nella creazione del fumetto stesso. Grande Oceano è meraviglioso ho anche cercato di convincere mio figlio a leggerlo e ha la dimensione fiabesca, strepitosa di una grande avventura. Ma il fumetto che ho letto e riletto più volte, trovandoci ogni volta dei risvolti veramente potentissimi è Baby Blue che racconta una storia non più distopica e la affronta in un modo assolutamente esagerato ed epico. Prima dell’oblio è un piccolo labirinto narrativo in forma grafica, disincantato ma anche pieno di speranza su tutto quello che diamo per scontato delle nostre vite.

    Non è della stessa provenienza la graphic novel Stretta al cuore di Stepánka Jislová, quindi ne parlo a parte. È veramente intenso e lascia senza parole in più punti. Sembra che parta come una storia individuale ma si costruisce come una vicenda molto più ampia, sugli stereotipi di genere anzitutto ma anche sulle difficoltà familiari, sugli abusi sessuali, sui traumi che lasciano sempre un segno.

    Il calcio del figlio di Wu Ming 4 mi è stato regalato ed è una lettura necessaria per chi come me si trova a fare involontariamente il genitore di giovanissimi calciatori. Dà speranza, in uno spazio in cui c’è tanto bisogno di averne perché spesso tutto sembra compresso tra desiderio di primeggiare individualmente in uno sport ostinatamente di squadra, senso di appartenenza, movimento fisico di corpi nello spazio.

    Tiarè di Célestine Hitiura Vaite potrebbe sembrare una lettura leggera ma non lo è. Il fatto che sia ambientato in un mondo familiare e domestico, anche se geograficamente lontanissimo, lo rende universale. Riporto una bella citazione che mi è rimasta impressa

    Materena ripone l’olio per friggere, ricorda il discorso fatto alla madre pochi giorni addietro: che nella prossima vita forse tornerà come lesbica.
    Al che, sua madre ha commentato: «Perché aspettare?».
    Ah, oui, alors. Perché aspettare?

    Tiaré, pagina 63 dell’edizione italiana

    Da Eleuthera ho comprato due libri di James C. Scott tradotti in italiano. Il dominio e l’arte della resistenza mi ha tenuto compagnia per buona parte dell’anno. È una lettura piacevole, molto istruttiva, e ha una visuale molto ampia sul tema, il quale di per sé non è frequente come frame di comprensione dei fenomeni sociali, né antichi né contemporanei. Non è un manuale sull’arte della resistenza, ma comunque ne fa un trattato piuttosto ricco. Lo sguardo dello stato mi ha accompagnato tutta l’estate. Molto pacato e lucido, capace di abbracciare tematiche apparentemente lontanissime tra loro con una visione molto coerente. La postilla finale di commento all’edizione italiana è un preoccupante aggiornamento al ventunesimo secolo della traiettoria descritta da Scott.

    Un oggetto narrativo non identificato è Prompt di fine mondo di Agnese Trocchi del collettivo CIRCE. Liberatorio e libero, c’è bisogno di più opere con questo tipo di spazio di manovra.

    Mi aveva attirato il titolo de La vegetariana di Han Kang, premio Nobel. Il libro è diviso in tre parti. Ogni parte è narrata dal punto di vista di un personaggio diverso e fortemente centrata sul rapporto tra personaggio (marito, cognato, sorella) e “la vegetariana” vera protagonista della storia. Uno sviluppo in parte circolare che nelle pagine conclusive sembra tornare all’inizio e dare un senso possibile, uno dei diversi possibili, alla vicenda inquietante e drammatica. E proprio nella conclusione mi sembra di trovare una via d’uscita dove viene mostrata la vera tragedia, quella di tutta la violenza subita, perciò la progressiva vegetalizzazione è liberazione. Molto intenso. La seconda parte sembra dare un risvolto positivo, creativo, per quanto folle, ma si conclude sia malamente rispetto a queste velleità sia raggiungendo un punto di non ritorno.

    Ho voluto approfondire l’opera di Han Kang con L’ora di greco. Purtroppo l’ho letto una prima volta troppo in fretta, troppo trascinato da una trama che non c’è, e mi trovo in preda a una sensazione di dolore e sconvolgimento. L’ho riletto più lentamente. Il libro diventa via via più lirico, più criptico, ma trasmette comunque un senso di distacco tragico che sembra universale: distacco dalla famiglia, distacco dalla vista, distacco dalla parola, distacco dall’umano. In questo risiede il legame con “La vegetariana” a mio avviso, insieme al fatto che il fulcro di tutto questo dolore e distacco si trova nel nucleo familiare. È un testo difficile, almeno lo è stato per me. C’è una sottile via di uscita, se non di speranza.

    Leggendo La straniera di Claudia Durastanti, ho capito che tutta la prima parte di libro mi sembra ricalcare “Middlesex” di Jeffrey Eugenides (un libro che adoro), non in modo esplicito ma tutta l’epopea degli avi, la migrazione, essere chi sei perché quella è la tua storia. Tuttavia questo libro non mi è piaciuto molto nel complesso, diversamente dagli altri che non mi sono piaciuti ne parlo perché apprezzo molto Claudia Durastanti come traduttrice…

    e Brevemente risplendiamo sulla terra di Ocean Vuong è esattamente un libro che Durastanti ha tradotto. Insolitamente (per me) diretto e tagliente, ma con una profondità fortissima. Difficile dire che l’ho compreso tutto. Sicuro che mi ha fatto sentire cose mai viste prima, potentissime. Una scrittura senza steccati, ardente.

    Le mostre

    In primavera siamo andati a Ferrara per la mostra di Alphonse Mucha, c’era accoppiata anche quella di Giovanni Boldini, entrambe a Palazzo dei Diamanti. Non paragonabili se non nella mente dei venditori di biglietti. Mucha gira molto in mostre commerciali come questa, la sua arte libera un’immaginario al tempo stesso fuori dal tempo e molto situato, quasi imprigionato nella tela su cui è stato dipinto.

    A Genova, ho visto a Palazzo Ducale Jacopo Benassi Libero! e mi ha colpito molto, una grande libertà e affronto alla morale artistica. Ho visto sempre al Ducale anche altre mostre tra cui quella su Lisetta Carmi, che ho apprezzato molto anche perché non era risicata negli spazi e Meriggiare pallido e assorto, fotografica contemporanea che ho trovato di poca anima e molto bisognosa di un’interpretazione totalmente assente. THE OTHER DIRECTION invece mi sembra degna di nota perché tratta un tema intersezionale da un punto di vista originale: voci di donne su una linea di autobus urbano che attraversa mezza città, interi quartieri e periferie – è la linea 1 che prendo spesso anche io.

    Inoltre al Castello D’Albertis ho visto World Things Genova che accoppia mostra fotografica con etnografia contemporanea, attualizzazione post-coloniale delle collezioni del museo con presente di migrazioni.

    I podcast

    Ho ascoltato veramente molto meno rispetto allo scorso anno. A settembre ho anche iniziato ad accusare i primi sintomi di un acufene abbastanza intenso.

    Ho proseguito in modo spezzato Il mondo, Stories e Love Bombing. Ho ascoltato alcuni episodi de Le comari dell’arte, molto liberatorie, di Nuovo baretto utopia con le registrazioni di kenobit, di Mordicchio non l’ha mai detto che purtroppo mi pare interrotto. Fare un podcast è dura.

    Ho scoperto il favoloso L’orda d’oro, che è frutto di un programma radiofonico su Radio Onda Rossa. Parla dell’Asia centrale, in un numero altamente soddisfacente di diverse manifestazioni e punti di vista, sempre sostenuti da musica di generi diversi.

    Le serie

    Ho iniziato a guardare Anatane e i ragazzi di Okura su Rai Play, una serie animata franco-canadese ambientata in un futuro (?) distopico. Episodi semplici e brevi che ho trovato piacevoli.

    Cyberpunk: Edgerunners è piuttosto semplice e violento, ma la grafica e la colonna sonora sono molto buone. Un giorno ho guardato un episodio e poi ho scoperto che era quello finale, ma mi è parso un po’ troppo tirato via, anche se l’ultima scena è molto commovente.

    Ho guardato 3 minuti della prima puntata di Stranger things. Non so se conta.

    Il teatro

    Nella prima parte dell’anno sono andato alcune volte a teatro, sempre meno di quanto vorrei.

    Lo strepitoso D’oro. Il sesto senso partigiano è stato fortissimo a partire dalle prime battute fuori dal palco, con i primi dodici articoli della Costituzione recitati a piena voce da un gruppo di giovani. Storie vere di uomini e donne che ci hanno tramandato gesti apparentemente semplici di libertà, quando questa era impossibile.

    Stabat mater di Liv Ferracchiati è uno sguardo sulla mascolinità e sulle aspettative del genere, della coppia raccontato in modo leggero e divertente, ma al tempo stesso serissimo. Bello il dibattito finale con l’autrice, le altre attrici e Vera Gheno.

    La musica

    Sono andato a diversi concerti! Il 24 aprile al circolo ARCI Perugina di Certosa ho ascoltato i canti anarchici e partigiani dei Mars on Pluto, e (per me) soprattutto dei Cocks, una punk rock band di Sampierdarena che incarna molto di quello che avrei voluto fare tanti anni fa con altri sgangherati di periferia.

    Ho partecipato alla prima serata di Electropark, un festival di musica elettronica che si tiene da 15 anni a Genova. Le artiste della serata erano Tadleeh, la genovese Ginevra Nervi e Luxe da Londra. Sono fuori dai miei confini con la musica elettronica ma ho apprezzato l’atmosfera molto rilassata e contemplativa.

    Sono andato a un concerto rap alla Libera collina di Castello, mi è piaciuta la grande energia de La cercleuse, collettivo rap femminista francese.

    Con Elisa sono andato al concerto di Vinicio Capossela, non era la prima volta ed è sempre più forte il modo in cui lui e le persone sul palco con lui usano la musica per raccontare storie.

    I viaggi

    A giugno siamo tornati a Creta, dopo ben 10 anni! Lo abbiamo fatto con il più improbabile dei mezzi di trasporto, cioè la nostra automobile, traghettata attraverso Adriatico ed Egeo dalle fedeli navi che conosciamo da 20 anni. È stato un viaggio intenso ma molto bello, abbiamo fatto base fissa a Kalamaki e poi girato un po’ nella zona di Creta centrale.

    In primavera eravamo andati a Ferrara, oltre alle mostre abbiamo passeggiato per la città, trovato parchi dove riposare all’ombra, ottime gelaterie, ristoranti coreani, tantissime biciclette.

    Sono andato per lavoro due giorni a Venezia, riuscendo a fare una veloce visita alle gallerie dell’Accademia con tanto di mostra che includeva L’uomo vitruviano lì conservato. Ma è proprio un piacere enorme essere a Venezia e basta.

    In estate abbiamo fatto una vacanza in provincia di Cuneo. Abbiamo iniziato con una tappa a Molare da Franco B. famoso cantautore genovese ed ex collega, con bagno nel torrente. Facciamo base a Villar San Costanzo, patria dei ciciu e del famoso biscottificio che macina la farina nel mulino di Dronero lì vicino. Siamo andati a Entracque a visitare il centro sui lupi, ai bambini è piaciuto molto.

    In autunno ho iniziato un corso di speleologia, ma questa è un’altra storia.

  • IOSACal 0.7

    IOSACal 0.7 was released yesterday. Here is a quick summary of what’s new.

    One of the standard plots rendered in the latest IOSACal version. It looks exactly as before.

    This long cycle was mostly about documentation improvements and some maintenance tasks, the boring but essential work that keeps the project going.

    Version 0.7 is already available in PyPI and conda-forge. There is an updated version record at Zenodo.

    All changes were contributed by Stefano Costa.

    • Documentation improvements, including a new short how-to about running IOSACal in Google Colab and a tutorial for loading radiocarbon dates from a spreadsheet or CSV file
    • add a dedicated page with list of publications citing IOSACal (there’s quite a few)
    • update dependencies to current versions, in particular NumPy
    • align Python versions used as CI targets with current versions supported by Numpy (3.11-3.14)
    • add a Forgejo action for running tests
    • Update Code of Conduct to Contributor Covenant 2.1
    • Replace deprecated pkg_resources with importlib.resources
    • switch entirely to pyproject.toml for package metadata

    If you’re using IOSACal in your work, it’s recommended to update to the latest version.

    Development is active at the Codeberg repository, if you feel like contributing some improvements please check out the open issues or open a new one.

    Reazioni nel fediverso
  • I libri e le altre cose che ho fatto nel 2024

    Questa è la solita rubrica che scrivo da molti anni. Ci sono quindi delle puntate precedenti per chi volesse leggerle, non sempre brillanti e non sempre cose che riscriverei oggi.

    Quest’anno per la prima volta mi sono reso conto che scrivere solo la lista dei libri sarebbe stato un po’ riduttivo, perché ho fatto altre cose di categoria “consumi culturali” e non mi piacciono troppo le barriere artificiali. Perché dovrei elencare un libro brutto ma non dire niente di un podcast che mi è piaciuto e di una mostra per cui mi sono messo in viaggio? O perché dovrei fare tanti articoli separati per ogni categoria?

    I libri che mi sono piaciuti

    Avevo iniziato l’anno leggendo L’incendio di Cecilia Sala e Tutta intera di Espérance Hakuzwimana. Il primo mi è piaciuto ma non in modo esagerato, in vari punti e soprattutto nei capitoli dedicati all’Ucraina mi sono reso conto di non essere il destinatario di questo libro, di non fare parte del “noi” collettivo in cui l’autrice ci butta tutti dentro per farci capire la distanza siderale tra l’Italia e i tre paesi in cui ha lavorato (Iran, Ucraina, Afghanistan). E non ne faccio parte un po’ perché alcune delle cose che il libro racconta già le conosco da tempo (perché gli iraniani odiano gli USA…) e so già cosa non va in quello che “gli italiani” nel loro insieme sanno, nel modo in cui lo stato italiano si pone rispetto a tutte queste altre nazioni. Almeno sapevo qualcosa su Cecilia Sala quando è stata imprigionata, sul suo rapporto con l’Iran.

    Tutta intera ha molte sfaccettature. Il libro inizia in modo lieve e poi come un tamburo di guerra inizia a fare sempre più rumore, a narrare le lacerazioni del “fiume calmo” che la protagonista via via prova su se stessa e sul gruppo di ragazzə che, prima a sua insaputa e poi sempre più alla luce del sole le faranno da guida. Una storia vivida di razzismo sulla propria pelle, di una ricchezza umana (e quindi culturale, nel senso più nobile di cultura) che noi, quelli “tutti interi”, non ci sogniamo nemmeno da svegli. La scansione temporale dei capitoli è studiata in modo accurato e le ultime pagine lasciano senza fiato per la ferocia e la speranza che suscitano.

    Raja Shehadeh : Dove sta il limite. Attraversare i confini della Palestina occupata

    Questo libro era in casa da qualche anno, già letto da Elisa. Leggerlo nel 2024 è solo leggermente più assurdo, insensato, mentre lo sterminio del popolo palestinese prosegue senza sosta con la connivenza di tanti Stati occidentali. La finestra di tempo è sempre la stessa, l’unica con cui si può guardare quella parte di mondo, e inizia nel 1948.

    Silvia Avallone: Acciaio

    Incredibile, veramente incredibile.
    Riuscire in mezzo a queste pagine a stare male, malissimo per la tragedia smisurata che vivono le persone, tutte a modo loro protagoniste. Riuscire a gioire con le lacrime agli occhi per le loro felicità, il loro amore…
    Mi ha fatto male solo cercare in rete il nome dell’autrice e scoprire che ha esattamente l’aspetto che mi immaginavo per una delle due protagoniste. Ha reso in qualche modo ancora più lucido tutto il profondo senso di realtà e di umanità.
    Come in Cuore nero ho trovato toccante il racconto finemente tessuto di una adolescenza viva, piena, dolorosa e al tempo stesso carica di felicità incontenibile. Mi tocca anche leggere nero su bianco le strade che si dividono nei percorsi scolastici e di vita. Le vite spezzate per sempre e quelle spezzate da sempre nel logorio della provincia (come Tre).
    Mi ricordo quando passavo parecchio tempo vicino a Piombino ed era uscito questo libro. Come sempre senza un motivo, non l’ho letto e non mi sono nemmeno domandato se mi potesse interessare. Ogni cosa ha il suo tempo, anche i libri. Anche le navi.

    Laura Pugno : Sirene

    Inquietante e meraviglioso. Mi è piaciuto il tema apocalittico tessuto tra biologia e psicologia. Mi è piaciuto che sia un racconto distopico con elementi fantastici. Ho trovato ripugnante il modo in cui la Yakuza e soprattutto gli uomini sguazzano in un potere cruento e senza limiti, ripugnante il modo in cui le donne sono trattate come merce.
    E le sirene: incredibili creature, descritte in modo un po’ preciso e un po’ vago, con questo comportamento riproduttivo che mette in posizione dominante le femmine/madri. Mi ha colpito il modo inquietante in cui attirano tuttə lə umanə, in cui mandano in tilt sia le élite dominanti che smaniano per controllarle sia i gruppi marginali che vorrebbero difenderle.
    Samuel mi è sembrato mosso da dolore e follia, la sua parabola è in gran parte crudele e assurda ma nel finale compie un sacrificio che mo è sembrato purificatore. È una figura tragica, disperata.

    Victoire Tuaillon : Fuori le palle. Privilegi e trappole della mascolinità

    Un libro potentissimo, pesante, faticoso, doloroso, indispensabile, scritto in modo scorrevole e fa venire voglia di ascoltare il podcast. Mi è dispiaciuto solo che si affronti poco, a maggior ragione nella bella traduzione “critica” italiana, il ruolo della religione cattolica.

    Neige Sinno : Triste tigre

    Dolorosissimo. Via via che il testo prosegue è sempre più immenso. nel libro è descritto molto bene il muro che separa chi sa di avere sempre dalla sua il privilegio di essere al sicuro, e chi sa di essere sempre in pericolo. È un muro intersezionale.

    Valerie Perrin : Tre

    Erano anni che volevo capire cosa stava dietro la copertina di questo libro, un autentico best seller. E sono contento di averlo finalmente letto. C’è la provincia, la fuga dalla provincia, essere sfigatə ma avere chi ti vuole bene, tenersi dentro segreti più grandi di te per troppo tempo, i corpi delle ragazze e dei ragazzi. Fare musica. Non mangiare animali. Insomma, mi è piaciuto moltissimo! I protagonisti hanno la mia età attuale, c’è musica a pacchi, adolescenza perduta. Ci ho trovato tanti legami con Cuore nero.

    Silvia Avallone : Cuore nero

    Questo libro è veramente molto intenso, gonfio di purezza, liberatorio per come ad ogni pagina si smonta qualcosa di rotto per farne altro. Ho pianto almeno 30 volte durante la lettura. La costruzione della cronologia alternata tra passato e presente, che ormai è un tratto distintivo di tanta narrativa, è molto raffinata.
    A tratti ho pensato che sia più sincero sulla montagna questo romanzo di tanto Cognetti.

    Viola Ardone : Grande meraviglia

    Ho visto Oliva Denaro nella trasposizione teatrale, ma è il primo libro di Viola Ardone che leggo. L’ho trovato molto toccante e commovente, soprattutto per la fragilità del protagonista.

    Mario Lodi : Il paese sbagliato

    Un libro che ho conosciuto tramite Sandro Ciarlariello e che mi interessava molto visto che ho due figli all’inizio del percorso di scuola. È una vera bomba, accurato, un testo politico di altissimo livello e il racconto di una scuola come poteva essere.

    bell hooks : la volontà di cambiare

    Il libro è di lettura scorrevole ma la forma risente molto del modo in cui sono scritti i saggi in inglese americano (un po’ come ho notato per David Graeber). Quindi la stessa frase torna più volte nel giro di poche pagine. Il contenuto di questo libro è una bomba e non stupisce che sia rimasto fino a poco tempo fa non tradotto. Andrebbe contestualizzata meglio la figura dell’autrice, perché solo dopo un po’ si capisce la profondità della condizione intersezionale di donna nera, il rapporto conflittuale con il femminismo bianco. Questo è un libro scritto per gli USA e quindi alcuni concetti presentati come universali sono forse un po’ zoppicanti altrove, ma è comunque un riferimento importante. Molte idee sono le stesse promosse dall’associazione Maschile plurale, che ho sentito sul podcast di Internazionale qualche settimana fa. Molte sono quelle raccontate dal padre di Giulia Cecchettin. Il libro parla di tanti aspetti di mascolinità tossica che mi riguardano, soprattutto nel rapporto tra genitori e figli. Ora io sono il padre.

    Ho finito il 2024 leggendo l’incommensurabile Solenoide di Mircea Cărtărescu. Piccola parentesi: erano anni che volevo trovare libri di narrativa romena ma per mia incapacità non ci ero riuscito. Quando c’è stata la premiazione del Nobel ho letto il nome di Cărtărescu tra i possibili vincitori, e mi sono subito messo a leggerlo.

    Le mostre

    A ottobre c’è stata una mostra sull’archeologia di Imperia a Imperia. Ci tengo molto perché l’ho fatta io insieme al mio ex collega Luigi Gambaro con un grande lavoro di tante altre persone. Non è durata molto ma è stata importante per la città.

    A dicembre siamo andati a vedere una mostra di Tina Modotti a Bologna, e anche se lei è molto conosciuta non avevo mai capito attentamente l’importanza e la varietà della sua vita, come fotografa e non solo. Ne ho approfittato per andare a visitare anche quella su Dominique Goblet all’ex chiesa di San Mattia, che mi è piaciuta moltissimo, ho anche acquistato il volume pubblicato da Sigaretten.

    I podcast

    Per una parte del 2024 ho avuto degli auricolari bluetooth funzionanti, e ho ascoltato parecchi podcast: Antennapod dice che ho passato 97,6 ore ad ascoltarli.

    Sicuramente quello più notevole è stato C’è vita nel Grande Nulla Agricolo, di cui ho ascoltato le prime tre stagioni in attesa della quarta. È un podcast indipendente ma molto curato, mi ha rapito subito per la colonna sonora che mi ha fatto venire in mente Fuga da New York, l’ambientazione nella provincia profonda, l’orrore in agguato nei vecchi misteri del paese tra personaggi assurdi e atterraggi alieni. D’altra parte sono cresciuto nel “paese dei marziani”…

    Ho ascoltato Polvere, dedicata all’omicidio di Marta Russo. Non amo il true crime ma qui il tema principale si sdoppia tra una giustizia che non sa funzionare e decide di accanirsi su qualcuno che deve essere colpevole, e dall’altro il funzionamento intimo della nostra memoria, che è molto molto più fragile di quello che ci hanno insegnato a credere. È scritto molto bene.

    TOTALE è un podcast “varietà” che affronta in ogni puntata un tema di attualità. Jonathan Zenti è molto bravo e pungente, riesce sempre a portare il discorso oltre i limiti che uno si aspetta all’inizio. Il tema portante è che se non ci salviamo dal capitalismo tutte insieme, il capitalismo continuerà la distruzione già in atto.

    Love bombing lo avevo già iniziato negli anni precedenti ma ho proseguito l’ascolto. Non è un podcast semplice, perché le storie sono sempre dolorose e a volte l’unico “lieto fine” è quello di riuscire almeno a raccontarle, ma non sempre. Io ne raccomando l’ascolto perché affronta in modo serio, documentato e rispettoso temi molto gravi che ruotano intorno alla stima di sé, alla gestione delle relazioni tossiche in coppia o in gruppo, alla ricerca del benessere, senza distinzioni di genere, di età, o altro.

    Sonar è un podcast de Il Post in cinque puntate sui cetacei e sui capodogli in particolare. Racconta molte cose interessanti sui modi di comunicare tra animali e cetacei in particolare, sul modo in cui per molto tempo questi animali sono stati sterminati fino a metterne in pericolo la sopravvivenza, sulle differenze di linguaggio tra diversi gruppi sociali e clan. L’ultima puntata sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale per la comprensione del linguaggio dei capodogli mi ha lasciato un po’ perplesso.

    L’invasione è un altro podcast de Il Post, dedicato agli indoeuropei. Il titolo è molto forte, e secondo me è una scelta appropriata. Si sviluppa in cinque puntate tra archeologia, linguistica e genetica, tutte ben documentate. Lascia un po’ perplessi l’ultima puntata dove tutto quello che è stato raccontato sembra venire messo da parte per dire che in fondo gli indoeuropei si sono affermati in modo graduale e indolore (o comunque non più doloroso rispetto alle consuetudini del tempo), ma senza spiegare perché siano riusciti a cancellare quasi tutte le altre lingue della vecchia Europa. Insomma, per essere spiegato bene l’ho trovato un po’ inconcludente.

    10 e 25 è un podcast di Slow News, a cui ho anche contribuito con una donazione. Parla della strage di Bologna del 2 agosto 1980, a partire dalle testimonianze di chi era lì, e poi via via si passa ai depistaggi, alle trame eversive dei fascisti, alla P2 di Licio Gelli e infine, ma non viene spiegato molto bene, anche della CIA (fatto che non può sorprendere nessuno), il più ampio dei “cerchi concentrici” che sono stati descritti dalla magistratura. Peccato che non ci sia una ultima puntata riassuntiva. C’è un archivio consultabile di tutti i documenti.

    Ci sono poi alcuni podcast “correnti” come Il Mondo di Internazionale, Il giusto clima su Radio Popolare con Gianluca Ruggeri di ènostra, Stories di Cecilia Sala, il Nuovo baretto utopia di Kenobit. Tutti diversi, li ascolto spesso, anche se mai a cadenza fissa.

    I film

    Siamo andati al cinema a vedere Diamanti di Ozpetek, un regista che non mi piace particolarmente (da profano del cinema, i suoi film mi sembrano un po’ tutti uguali). Questo invece è molto particolare e potente, liberatorio.

    Ho visto #likemeback su RaiPlay. Il film è ambientato lungo le coste della Croazia. Una vacanza estiva in barca tra tre ragazze italiane prende una brutta piega dopo la partenza spensierata. O forse la brutta piega era insita nell’incipit di un viaggio lontano dalla città, dalle famiglie e dalle altre amicizie ma costantemente rilanciato in rete tra social, stories, follower e compagnia. O forse la brutta piega è quella che hanno preso le vite delle persone di 20 anni o giù di lì, almeno questo sembra volerci dire il film. Vite schiacciate tra ansia da prestazione globale, paura di rimanere fuori e complessiva solitudine. E vite in cui essere giovani e belle non basta mai. I dialoghi misti in italiano e inglese creano una atmosfera strana e danno un ritmo tutto sommato lento, come le onde del mare.

    Le serie

    Non sono mai stato appassionato di serie.

    Nel 2024 ho guardato Silverpoint, una serie per teenager a tema fantascienza e mistero. Episodi brevi, molto semplice e leggera, ma è simpatica.

    Il teatro

    A marzo abbiamo visto “Pa’”, uno spettacolo su Pierpaolo Pasolini, o forse sarebbe meglio dire con Pasolini. Luigi Lo Cascio interpreta Pasolini in versi e ossa. Non siamo arrivati molto preparati ed eravamo anche un po’ stanchi, ma lo spettacolo è intenso e, passatemi il termine, difficile. La recitazione è a ritmo serrato e in metrica: anche le frasi più semplici diventano piccoli scogli da scalare. Il percorso è autobiografico, da un momento antecedente al concepimento fino alla morte, forse oltre la morte stessa. Viene portato in scena un Pasolini molto intimo e profondamente lirico, anche quando questo si manifesta in modo eccessivo. Ma i passaggi politici, che ruotano intorno alla morte del fratello, sono potentissimi e tragicamente attuali.

    Ad aprile abbiamo visto insieme Oliva Denaro. Ambra Angiolini è molto brava, e lo sapevo già ma non mi era ancora capitato di vederla dal vivo. È uno spettacolo forte e molto attuale.

    In autunno ho visto Roberto Zucco, molto cupo e tragico. È un’opera complessa di cui non sono riuscito a capire tutto, avrei avuto bisogno di una spiegazione.

    Infine ho visto La traiettoria calante. Uno spettacolo in forma di monologo che parla del crollo del Ponte Morandi a Genova. L’autore/attore è giovane e molto bravo, ma non mi è piaciuto molto il modo in cui veniva affrontata la tragedia, quasi da standup comedy.

    I viaggi

    Abbiamo visitato diverse città: Ravenna, Milano, Roma, Bologna, in modi e tempi diversi, qualcuna in giornata, altre per più giorni.

    Abbiamo fatto una vacanza estiva in Corsica, l’ultima volta ci eravamo stati nel 2007.

    Un po’ è un privilegio, si capisce, poter fare così tanti viaggi con tutta la famiglia. Un po’ anche una questione di priorità, per noi soprattutto conta andare in giro e vedere posti diversi e persone diverse, anche senza fare cose complicate.

  • Two new releases for Total Open Station

    A few weeks ago the Total Open Station repository saw a burst of activity, when one blocking issue was finally solved, and that allowed me and the other contributors to release in a short cycle the long awaited 0.6 version, followed by the 0.7 version.

    Version 0.6 is almost entirely the work of psolyca, who added full support for LandXML as both input and output format. The subset of LandXML that is supported is specifically targeted to survey data and we are looking forward to seeing reports from users in the field. There are many applications that are compatible with LandXML. During the 0.6 release cycle, the project adopted a code of conduct, the creation of a Windows portable app (click-and-run, even from a USB stick) was automated, as the continuous testing of the code.

    Version 0.7 is a much simpler story. We switched to the new standard pyproject.toml configuration file for the project metadata, ensuring a cleaner development environment, and we added a variant of the existing CSV output format that is compatible with the LandSurveyCodesImport plugin for QGIS.

    Speaking of QGIS, our contributor Enzo Cocca has created a beautiful plugin for using Total Open Station inside QGIS, with a dedicated interface for the same underlying functionality. For our next release, we have planned to bring some changes and new features that were added in the plugin repository, and align the version that is used (currently 0.5.3).

    The homepage of the project is always at https://tops.iosa.it/ with links to the documentation and downloads. We will be happy to hear your reports and accept your contributions to the development of the software.

  • Africa. Le collezioni dimenticate

    Africa. Le collezioni dimenticate

    È finita a Torino la mostra “Africa. Le collezioni dimenticate” allestita nelle sale di Palazzo Chiablese. Sono riuscito a visitare la mostra pochi giorni fa. Mi è piaciuta molto.

    La mostra è stata organizzata dai Musei Reali di Torino, dalla Direzione Regionale Musei Piemonte e dal Museo di Antropologia ed Etnografia dell’Università di Torino, ed è una intensa passeggiata nel voyeurismo e collezionismo italiano durante il lungo periodo della scoperta, conquista e razzia dell’Africa, fino agli orrori della guerra in Etiopia. Il percorso si snoda sui passi di molti personaggi, tutti uomini italiani: esploratori, ingegneri al servizio dell’espansione belga nel Congo, affaristi, membri della casa reale. Tutti accomunati dall’attività coloniale nelle sue diverse fasi storiche, e tutti prontamente rimossi dalla memoria collettiva al termine della seconda guerra mondiale. Altrettanto dimenticate le collezioni di oggetti africani che questi personaggi hanno fatto confluire a vario titolo nei musei italiani e in questo caso piemontesi.

    Ad accompagnare la visita le installazioni di Bekele Mekonnen, in particolare il “site specific” dal titolo “The smoking table” ma anche le clip sonore lungo il percorso.

    La mostra ha agitato tantissimo i fascisti dichiarati e quelli non dichiarati perché non usa giri di parole, perché chiama il colonialismo e il razzismo con il loro nome, perché mette le voci africane sullo stesso piano di quelle italiane. Il ricco programma pubblico ha coinvolto molte persone, anche originarie dell’Africa.

    Parte dell'installazione “The smoking table” con scritte di colori diversi. In rosso sotto un braccio muscoloso: conspiracy, betrayal, greed, injustice, deception. In azzurro sotto due mani strette: honesty, fraternity, generosity, impartiality"
    Parte dell’installazione “The smoking table” con scritte di colori diversi. In rosso sotto un braccio muscoloso: conspiracy, betrayal, greed, injustice, deception. In azzurro sotto due mani strette: honesty, fraternity, generosity, impartiality”

    Le polemiche, tutte politiche e ben poco culturali, suonano come un brusio fastidioso se consideriamo il lavoro lunghissimo di preparazione della mostra, la quantità di musei con collezioni africane in tutto il Piemonte, la ricchezza del catalogo che affronta in dettaglio molte delle questioni sollevate ad arte, ad esempio il salario pagato ai lavoratori della Società Agricola Italo-Somala, veri “forzati della terra” anche nelle parole degli italiani dell’epoca.

    Il paradosso sta nel fatto che questa mostra è molto blanda, se la inquadriamo nella cornice europea e occidentale bianca dei musei di antropologia e archeologia: dalla complessa operazione di continuo adattamento del Musée du Quai Branly di Parigi, al documentario Dahomey di Mati Diop che ha vinto l’Orso d’oro del Festival di Berlino pochi giorni fa, per finire al lavoro avviato nel 2016 da quello che oggi si chiama Museo delle Civiltà. È molto eloquente l’intervento del direttore Andrea Villani a un convegno di poche settimane fa, che potete rivedere su YouTube. Ho apprezzato questo passaggio:

    Quello che allora aveva un senso oggi può non solo non avere un senso, ma può anche essere tossico. [..] La storia non si cambia. I musei non cambiano la storia, ma possono raccontarla per intero, accettando di mettere in crisi quello che è venuto prima

    E poiché in Italia non siamo solo colonizzatori ma anche colonizzati e depredati, è bene sapere che alcuni musei degli USA sono seriamente alle prese con la provenienza delle proprie collezioni.

  • In…segnami il silenzio

    In…segnami il silenzio

    Ieri sera siamo andati al Teatro Gustavo Modena, qui vicino a casa, per uno spettacolo della stagione dedicata all’infanzia. Eravamo con altre famiglie, ci siamo persino fatti un aperitivo casalingo prima di andare, visto che iniziava alle sette e mezza.

    Lo spettacolo si intitola “In…segnami il silenzio” e ha come protagonisti Marcello e Maria. Marcello ci racconta dell’arrivo di Maria nella sua classe, lei non parla e non sente, perché ha le “orecchie rotte”. Maria però sa ascoltare con gli occhi e sa parlare con la danza delle mani, con il viso, con tutto il corpo. Il rapporto tra Marcello e Maria è molto profondo, lui si lascia trasportare e insegnare. In cambio le fa vedere la musica che lei non può sentire, in particolare sulle note di una travolgente “Ça plane pour moi”.

    Lo spettacolo è rivolto ai bambini anche se non è facilissimo, ma tratta in modo fiabesco, senza filtri e un po’ scanzonato il tema della disabilità, che non è solo la sordità di Maria ma anche la “distrazione” di Marcello che la maestra gli rimprovera.

    Ci è piaciuto molto.

    Alla fine un appello della regista Elena Dragonetti per il cessate il fuoco a Gaza è stato accolto da un lungo applauso.

    Locandina dello spettacolo sul sito del Teatro nazionale di Genova

    Plastic Bertrand – Ça plane pour moi

  • ènostra e la transizione energetica dal basso a Savona

    ènostra e la transizione energetica dal basso a Savona

    Venerdì 1 marzo ero a Savona per parlare di transizione energetica dal basso alla Società di Mutuo Soccorso Fornaci, insieme al gruppo territoriale di ènostra. Ci avevano invitati il comitato No rigassificatore e il comitato Fermiamo il mostro per una serata insieme a due associazioni genovesi con cui collaboriamo spesso, Cittadini sostenibili e CER Sole.

    Savona e Vado Ligure non assistono passivamente alle scelte assurde dei politici regionali e locali di accogliere un rigassificatore che inquina il mare, deturpa il territorio con tutto il gasdotto necessario a terra, contribuisce a inquinare l’aria rimanendo ancorati alle fonti fossili e arricchendo le grandi multinazionali. C’è stato un risveglio che ha portato a una lunga catena umana lungo la costa, tante mobilitazioni e molti resistono all’idea di avere dei benefici “compensativi”.

    La serata è stata lunga e la partecipazione grande, nonostante la pioggia. Si è parlato dei danni che derivano dalle fonti fossili per il clima e per la salute, delle false notizie sulle rinnovabili, delle comunità energetiche. E io ho presentato le attività di ènostra. Ero piuttosto stanco ma con l’aiuto degli altri soci del gruppo territoriale ho spiegato cosa fa la cooperativa, che principi la guidano e l’importanza della partecipazione alle scelte energetiche al di là del cambio di fornitura. Non tutta l’energia rinnovabile è uguale e quella fatta dal basso, attenta agli impatti sociali e ambientali è quella che preferiamo.

    L’accoglienza del comitato è stata molto generosa e sono contento che sia nato questo legame.

    Cos’è una cooperativa energetica e cosa fa in concreto (video Youtube)

  • Install iosacal with conda

    Starting today, you can install iosacal with conda. This adds to the existing installation procedure with pip. Conda is a good fit for complex projects and has better tooling for reproducibility.

    Installing iosacal can be achieved by adding conda-forge to your channels with:

    conda config --add channels conda-forge conda config --set channel_priority strict

    Once the conda-forge channel has been enabled, iosacal can be installed with conda:

    conda install iosacal

    or with mamba:

    mamba install iosacal
  • IOSACal in Google Colab

    Google Colab is a popular notebook service that you can run directly from your browser. Python is natively supported and it’s fairly easy to run a Jupyter notebook, even with custom dependencies like Numpy and Matplotlib.

    You can run IOSACal in Google Colab! I have added a new short how-to guide in the official documentation. Find the how-to at https://iosacal.readthedocs.io/en/latest/google_colab.html.

    This takes advantage of a demo notebook that was contributed by Jelmer Wind.

    A screenshot of the demo notebook running IOSACal in Google Colab. Even with a plot!